Mentre gli Stati Uniti si preparano a commemorare le vittime degli attentati dell'11 settembre di 25 anni fa, la guerra in Iran prosegue e si avvicinano le elezioni di midterm.
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Oggi, 11 settembre, gli Stati Uniti commemorano il 25esimo anniversario degli attentati che nel 2001 causarono quasi 3.000 morti e migliaia di feriti.
Le commemorazioni si aprono anche tra alcune polemiche, tra cui quella legata alla recente pubblicazione, da parte del sindaco di New York Zohran Mamdani, di oltre 170.000 pagine di documenti rimasti a lungo inaccessibili.
I documenti mostrano che le autorità cittadine erano consapevoli dei rischi per la salute legati alla qualità dell’aria nei pressi di Ground Zero, mentre alla popolazione veniva assicurato che fosse sicura.
Nel frattempo, la guerra con l'Iran procede con bombardamenti da entrambe le parti nello Stretto di Hormuz e il presidente Donald Trump ha detto che il conflitto dovrebbe finire dopo le elezioni di midterm di novembre.
"Dopo l'11 settembre ci sono state guerre forse inevitabili, altre assolutamente gratuite, ma da subito presentate come guerre che avrebbero impegnato a lungo gli Stati Uniti", spiega il giornalista Giampiero Gramaglia.
"Quella in Iran era stata presentata come una sorta di guerra lampo e invece il presidente Trump fatica a venirne via", prosegue.
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Alla convention del Partito Repubblicano a Dallas, Trump ha promesso, in caso di vittoria repubblicana alla Camera e al Senato, un “dividendo” di 5.000 dollari per ogni cittadino americano adulto e ha chiesto agli elettori di votare come se il suo nome fosse sulla scheda.
"Con le condizioni di popolarità del presidente molto basse, la guerra in Iran che va avanti, il prezzo della benzina su livelli record, forse il nome di Trump sulla lista non è più così attrattivo per gli elettori americani", spiega Gramaglia.
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