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A 30 anni da Porth Arthur, ricordando le vittime e guardando al futuro del porto d'armi

Firearm Amnesty

Norm Legg, responsabile di progetto presso un'azienda di sicurezza locale, mentre mostra un fucile Armalite simile a quello utilizzato nella strage di Port Arthur e consegnato a Melbourne per essere rottamato (8 settembre 1996). Credit: WILLIAM WEST / AFP

Il 28 aprile 1996, 35 persone furono uccise e decine ferite in una sparatoria a Port Arthur, nel sud della Tasmania. Si stima che all'epoca nel Paese ci fossero 3,2 milioni di armi, di cui 650.000 vennero distrutte dopo la tragedia, ma ora le armi sarebbero aumentate del 25%.


Justin Noble, ex agente della polizia del NSW, era in Tasmania con sua moglie quando quella che sarebbe dovuta essere una giornata di vacanza si trasformò in tragedia: ancora oggi ricorda il “terrore assoluto” delle persone presenti.

Oltre 500 turisti stavano visitando, come i coniugi Noble, il sito storico di Port Arthur, in Tasmania. All’ora di pranzo, un uomo armato di tre fucili militari e oltre 400 colpi di munizioni aprì il fuoco.

Nell'attacco morirono 35 persone e ne vennero ferite altre 23. La vita di innumerevoli altre persone presenti è stata cambiata per sempre.

Le riforme guidate dall’allora primo ministro John Howard ridussero il numero di armi in circolazione, ma qual è lo stato attuale della diffusione delle armi da fuoco?

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