Il 21 giugno del 1970 Italia e Brasile si affrontarono - allo stadio Azteca di Città del Messico - nella finale mondiale. Entrambe le squadre avevano in bacheca due successi (gli Azzurri nel '34 e nel '38, i Verdeoro nel '58 e nel '62) e - in base al regolamento dell'epoca - la squadra vincitrice si sarebbe assicurata per sempre la Coppa Rimet. Circostanza che fece di quell'incontro, disputato davanti a oltre 107mila spettatori, uno dei più importanti della storia del calcio.
La formazione italiana, guidata dal CT Ferruccio Valcareggi, era reduce dallo storico 4-3 in semifinale contro la Germania, era campione d'Europa in carica e poteva vantare anche l'ultimo vincitore del Pallone d'Oro, Gianni Rivera. Anche se il golden boy del Milan rimase in panchina buona parte del match e subentrò a Mazzola solo nei minuti finali.

Dall'altra parte, però, la Seleção di Mario Zagallo poteva schierare il più forte giocatore di sempre, Pelé, che sbloccò le marcature con un colpo di testa dopo 18 minuti. Nonostante il pareggio di Roberto Boninsegna prima dell'intervallo, nella ripresa i verdeoro dominaro l'incontro, andarono a segno con Gerson, Jairzinho and Carlos Alberto e conquistarono la finale con un rotondo 4-1.

"Pelé aveva una gamma di doti completa. A vedertelo di fronte ti chiedevi da quale pianeta venisse" ci ha raccontato l'ex azzurro Giancarlo De Sisti, all'epoca 27enne, che in quel pomeriggio di 50 anni affrontò O'Rei.

Pelé, che non aveva ancora compiuto 18 anni quando nel 1958 aveva guidato il Brasile alla conquista della sua prima coppa del mondo in Svezia e che poi aveva bissato il successo 4 anni dopo, nel 1970 avrebbe conquistato il terzo Mondiale, tutt'ora un record assoluto.
Di record, del resto, Edson Arantes do Nascimento ne ha collezionati parecchi, a partire dalle 1283 rete realizzate in 1363 partite, che gli sono valse un posto nel Guinness dei primati. "I giocatori della mia generazione ammirano e amano Pelé. Era semplicemente il re" conclude De Sisti.

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