I leader militari birmani devono essere incriminati per genocidio e crimini di guerra contro la minoranza musulmana dei Rohingya. Lo scrive in un rapporto la missione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite allestita nel marzo 2017.
La leader birmana Aung San Suu Kyi - premio Nobel per la pace - non ha usato la sua posizione di capo del governo de facto, né la sua autorità morale, per arginare o impedire gli eventi in corso nello stato di Rakhine contro i Rohingya, sostiene inoltre il rapporto.
Ne abbiamo parlato con il giornalista ed esperto di questioni asiatiche Alessandro Ursic, al quale abbiamo chiesto innanzitutto di tracciare un profilo di questo popolo vittima da secoli di persecuzioni ed eccidi.
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