In Australia il dibattito sul rapporto tra piattaforme digitali e informazione non parte da zero. Dal 2021 è in vigore il News Media Bargaining Code, introdotto dal governo di Scott Morrison per spingere le grandi piattaforme a negoziare accordi economici con gli editori.
Quel sistema ha portato a una serie di intese, ma ha mostrato anche limiti evidenti, soprattutto quando alcune piattaforme, come Meta, hanno scelto di interrompere o ridurre gli accordi nel tempo.
La proposta del governo di Anthony Albanese non introduce quindi un meccanismo completamente nuovo, ma modifica e rafforza uno strumento già esistente, cercando di renderlo più stabile e meno dipendente dalla volontà delle singole aziende.
Per la ministra delle Comunicazioni Anika Wells questo è un tema centrale.
"Il panorama dei media è cambiato in modo significativo. E sappiamo tutti che la maggior parte degli australiani oggi si informa online. Sempre più persone ricevono le notizie direttamente da Facebook, da TikTok e da Google, e riteniamo che sia giusto che le grandi piattaforme digitali contribuiscano al lavoro giornalistico che arricchisce i loro feed e che genera i loro ricavi.”
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La riforma, chiamata “news bargaining incentive”, punta a cambiare gli incentivi economici e a correggere quello che il governo considera uno squilibrio strutturale, in cui le piattaforme distribuiscono contenuti giornalistici e ne traggono valore senza sostenere direttamente i costi della produzione.
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