“Il caffè è il prodotto più scambiato al mondo dopo il petrolio, e che ha più valore economico dopo il petrolio”, spiega Federico Triolo, dottorando al politecnico di Melbourne RMIT.
L’italiano sta studiando la bevanda più amata e consumata al mondo sia da un punto di vista culturale sia da quello commerciale e ambientale, esplorando le pratiche che potrebbero rendere la produzione e il consumo del caffè più sostenibili.
Tra 30 anni il caffè potrebbe diventare infatti un bene di lusso: secondo alcuni studi infatti le aree adatte alla coltivazione della pianta del caffè potrebbero dimezzarsi da qui al 2050 a causa del cambiamento climatico e questo provocherebbe un aumento dei prezzi e un abbassamento della qualità del prodotto.
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“Il cambiamento climatico metterà a rischio il 60% della produzione di caffè nei prossimi 30 anni, quindi ci sarà la necessità di sviluppare diverse modalità di produzione grazie alle nuove tecnologie. Inoltre, fondamentale è l’aspetto della produzione del caffè che spesso avviene in Paesi poveri ma anche l’aspetto di come viene consumato: pensiamo ai contenitori da asporto o alle capsule che devono essere smaltiti”.
“Melbourne e San Francisco sono oggi considerate le città mecca del caffè: greci e italiani sono stati i primi importatori di caffè in Australia, rendendolo parte della cultura del luogo. È interessante notare come in America e in Australia il caffè abbia assunto un ruolo di identificazione culturale per queste comunità di immigrati; assume quindi un ruolo sociale che le lega alla propria terra”, dice Triolo a proposito del ruolo del caffè che cambia nel corso della storia.
Ascolta l'intervista Federico Triolo:
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