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Tradizione o illusione? Come cambia la cucina italiana

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Esistono diverse varianti della pasta alla carbonara. Credit: Nadin Sh/Pexels

La cucina italiana è davvero immutabile? Partendo dal libro "Denominazione di origine inventata" di Alberto Grandi, esploriamo il rapporto tra tradizione e sperimentazione. Tra ramen, pizza, ingredienti nativi australiani e carbonara, il punto non è difendere un dogma, ma capire come evolve davvero una cucina.


La cucina italiana sta cambiando più di quanto spesso si voglia ammettere.

Lo spunto viene dal libro "Denominazione di origine inventata" di Alberto Grandi, professore di storia dell’alimentazione all’Università di Parma, che negli ultimi anni ha riacceso il dibattito sulle origini e sull’evoluzione della gastronomia italiana.

Il punto è semplice: molte ricette che oggi consideriamo intoccabili sono in realtà il risultato di trasformazioni, adattamenti e incontri culturali. Anche per questo, il successo di sushi, poké e kebab non racconta una rottura con la tradizione italiana, ma un’altra fase della sua continua evoluzione.

Federico Congiu, proprietario di Parco Ramen a Melbourne, si definisce senza esitazioni “definitivamente sperimentatore” e spiega che “le tradizioni sono adattamenti di altre ricette che vengono da diverse radici e culture”. La sua esperienza tra Italia, Giappone, Regno Unito e Australia lo ha portato a lavorare soprattutto sulle tecniche, più che sugli ingredienti, applicando metodi giapponesi a prodotti italiani.

Sulla stessa linea anche Enrico Sgarbossa, che vive e lavora ad Adelaide, da dove propone la pizza al padellino ed è membro di Slow Food, secondo cui in Australia “è quasi di dovere andare un po’ oltre i confini” perché il contesto multiculturale spinge naturalmente a combinare influenze diverse. Nelle sue pizze entrano così ingredienti locali e nativi australiani, dal saltbush al salame di canguro.

"In Australia è quasi di dovere andare un po’ oltre i confini”
Enrico Sgarbossa, chef

Più rigorosa è invece la posizione di Daniele Platania, proprietario di un ristorante di cucina romana, che difende una linea più tradizionale. “Per me la pizza con l’ananas non va”, dice Daniele, spiegando che il rifiuto dipende anche dall’associazione con il junk food più che dalla semplice presenza della frutta. Eppure, anche nel suo racconto emerge un dato importante: pure le ricette di famiglia cambiano nel tempo, in base a ciò che si ha in cucina, ai gusti e alle abitudini.

È forse questo il punto centrale: la cucina non è mai ferma. Cambia come cambia la lingua, come cambiano i Paesi, come cambiano le persone. E proprio per questo continua a dire qualcosa di vero su chi siamo.

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