1º aprile 2026: l’Italia perde ai rigori per 5-2 la finale dei playoff contro la Bosnia Erzegovina e non parteciperà ai Mondiali di calcio del 2026, che si terranno tra Stati Uniti, Messico e Canada.
La sconfitta sancisce la terza assenza consecutiva dell’Italia dai Mondiali, un vero record negativo che, per Stefano Grassia, presidente dell’Inter Club Melbourne Victoria, "è un grande dispiacere anche per il fatto che ci sono intere generazioni di tifosi, ma anche di giocatori, che non hanno mai vissuto l’esperienza della nazionale italiana ai Mondiali".
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Una disfatta che ribadisce la crisi del sistema calcistico italiano, afflitto da problemi "che in realtà sono un po’ rappresentativi di quella che è l’Italia oggi", ha aggiunto Stefano. Mentre per Paolo, unitosi alla conversazione, "è un problema di mentalità, ma a 360 gradi: dai mezzi di informazione alla stampa, dagli allenatori alle società. Non c’è la mentalità di costruire un movimento vincente".
Secondo Fernando, il problema è riconducibile più alla testa dei giocatori, in quanto "il valore di mercato degli undici giocatori italiani che hanno iniziato la partita era di 650 milioni di euro, quello dei bosniaci sei volte di meno".
"E abbiamo perso. È la bellezza dello sport da una parte, però questo è successo anche con la Macedonia del Nord. Il problema, io credo, è il carattere di questi ragazzi", ha commentato Fernando.
In seguito alla sconfitta, il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha annunciato di non volersi dimettere e ha confermato la fiducia nel CT degli Azzurri, Gennaro Gattuso.
La mancata assunzione di responsabilità è, per Alessandro Maremonti, presidente dell’Inter Club di Sydney, uno degli aspetti più negativi: "Hanno avuto incarichi anche ben pagati per fare quel lavoro lì".
"Le cose vanno male e uno si aspetta che un giorno possano dire: 'Ok, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, abbiamo fallito, andiamo a casa'. In Italia questa mentalità non c’è, ma non solo a livello calcistico, anche a livello politico e nelle aziende private", ha affermato Maremonti.
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