È in corso a Katowice, in Polonia, la 24ª edizione della COP24. Alla conferenza Onu sul clima che si tiene dal 3 al 14 dicembre sono presenti oltre 30 mila delegati provenienti da circa 200 stati per discutere le regole per l'attuazione dell'accordo di Parigi del 2015, che aveva fissato l'obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi Celsius entro la fine del secolo.
Ma a che punto siamo nel percorso volto a raggiungere questo obiettivo?
Non bene secondo l'IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico nonchè il più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca su come sta cambiando il clima della Terra. A ottobre ha infatti pubblicato un rapporto che ha messo in luce la necessità di agire più in fretta: resterebbero solo 12 anni infatti per limitare gli effetti del cambiamento climatico ed i governi dovrebbero impegnarsi a ridurre le emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030.
Ma proprio questo rapporto è diventato terreno di scontro tra i paesi più restii ad accettare il cambiamento climatico e ad adottare quindi le misure per farne fronte come Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Kuwait, ed il resto dei partecipanti alla conferenza.
Ma a questa COP 24 non è passato inosservato nè il silenzio dell'Australia mantenuto nelle discussioni affrontate nella prima settimana, nè il fatto che è stata la sola nazione ad unirsi agli Stati Uniti in occasione di un incontro pro-carbone.
Il cambiamento climatico non sembra infatti essere un problema urgente per il governo federale, che insiste nel dire che il paese è assolutamente in linea con i target globali del clima. Il punto è però che l'Australia essendo uno dei maggiori produttori ed esportatori di carbone, che è una delle fonti energetiche che produce più anidride carbonica la quale a sua volta che è una delle maggori cause dell'innalzamento delle temperature, ha un forte impatto sul cambiamento climatico. Un fatto messo in evidenza dagli autori del rapporto Global Carbon Project dicano ben altro, ovvero non solo che il trend di emissioni down under è continuato ad aumentare negli ultimi 4 anni ma anche che l'Oceania, che comprende l'Australia, è al vertice di tutte le regioni del mondo in termini di emissioni pro capite.
E proprio di carbone ma soprattutto di politiche di decarbonizzazione ci ha parlato Elena Verdolini, ricercatrice presso l'European Institute on Economics and the Environment, che studia i dati macroeconomici, quindi i dati di interi paesi e regioni, per capire come promuovere in questi luoghi lo sviluppo delle tecnologie verdi e sostenibili, buone per l'ambiente insomma, da sostiutire all'attuale fonte energetica principale per tanti paesi, tra cui l'Australia in prima linea, ovvero il carbone.
Elena ha presentato i risultati delle sue ricerche alla COP 24 volte a dimostrare l'insostenibilità, sia economica che ambientale, del carbone.




