La stagione della vendemmia in Australia si è appena conclusa e i raccolti si prevedono abbondanti: dopo 2 anni al di sotto della media, si calcola che la produzione raggiungerà 1 milione e mezzo di tonnellate di uva da vino nel 2021.
Un’annata"magica", secondo Julian Castagna, proprietario di Castagna Vineyard a Beechworth ai piedi delle Alpi australiane nel nord del Victoria: “Abbiamo raccolto gli ultimi grappoli di nebbiolo ieri. Il 2021 ha il potenziale di essere un’annata davvero magica: abbiamo avuto una buona dose di piogge a metà stagione e l’uva ha un aspetto meraviglioso”.
Castagna è il primo produttore australiano di vini biodinamici. Dal 1997, l'azienda realizza vini da vitigni italiani, come il Sangiovese e il Nebbiolo - in omaggio alle radici venete dei Castagna, emigrati in Australia quando Julian aveva due anni- e francesi come Syrah e Viognier.
Eppure le fortunate condizioni climatiche potrebbero non bastare ad assicurare che la produzione trovi spazio sul mercato internazionale.
Pechino ha infatti annunciato l’intenzione di estendere di cinque anni le tariffe doganali su alcuni prodotti alimentari australiani incluso il vino, annunciate per la prima volta a novembre 2020.
Il 2021 ha il potenziale di essere un’annata davvero magica: abbiamo avuto una buona dose di piogge a metà stagione e l’uva ha un aspetto meraviglioso
Una misura tesa a proteggere i prodotti locali e contrastare la concorrenza sleale che le merci esportate dal nostro paese rappresenterebbero per il mercato locale, secondo le autorità cinesi.
I dazi hanno fatto lievitare il prezzo dei vini australiani in Cina fino al 220%; si teme che l'industria vinicola australiana, che vale 1 miliardo di dollari l'anno, precipiti a causa della controversia commerciale: dei 3 mila produttori di vino australiani, circa la metà dipende dalle esportazioni verso la Cina.
Si prevede che in Australia saranno imbottigliati 1,2 miliardi di litri di vino nel 2021, di questi le stime prevedevano esportazioni per circa il 60%; una percentuale che però potrebbe dover essere rivista al ribasso.
Secondo il Ministero dell'Agricoltura australiano, le esportazioni di vino in Cina erano trascurabili fino a pochi anni fa ma dal 2014 in poi sono cresciute fino a rappresentare il 93% del totale.
Tony Battaglene, amministratore delegato dell'associazione Australian Grape and Wine che rappresenta la categoria, ha spiegato che l'introduzione dei dazi cinesi è destinata a condannare a morte molti piccoli business australiani: “Ci sono circa 1500 aziende che esportano esclusivamente in Cina e l'80% di queste aziende andranno incontro a grandi difficoltà. Molte sono destinate alla bancarotta”.
Già a seguito degli annunci delle prime tariffe nel novembre del 2020, sono state bloccate le esportazioni di vino per un valore di 1,2 miliardi di dollari.
“La Cina per noi rappresenta tra il 20 e il 40% delle esportazioni. Abbiamo iniziato a esportare in Cina anni fa perché rappresentava un mercato importante nella nostra area geografica. All’inizio della crisi finanziaria globale, il dollaro australiano era molto alto rispetto a quello americano, gli americani hanno quasi smesso di acquistare i nostri vini, quindi ci siamo concentrati sulla regione del Pacifico e sull’Asia.
Ci sono circa 1500 aziende che esportano esclusivamente in Cina e l'80% di queste aziende e andranno incontro a grandi difficoltà. Molte sono destinate alla bancarotta
"La Cina comunque rappresenta una buona fetta del mercato, non so ancora quanto, ma le tariffe ci danneggeranno di certo”, racconta Castagna.
Secondo il produttore, negli ultimi anni il mercato australiano ha fatto troppo affidamento alla Cina. “Le vendite verso la Cina saranno pari a zero nei prossimi 5 anni, se le perdite non ammontassero almeno all'80% sarei sorpreso”.
La famiglia Calabria, produce vino nella regione di Riverina in NSW da 75 anni.
Le tariffe cinesi potrebbero determinare una perdita degli introiti del 10% nei prossimi anni e Andrew Calabria sta iniziando a guardare ad altri mercati – come l’India- per cercare di bilanciare la perdita dalle esportazioni in Cina.
A partire dalla seconda metà del 2021, il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada e la Nuova Zelanda potrebbero diventare le principali destinazioni per le esportazioni di vino australiano.
Intanto Canberra sta supportando le aziende ad entrare in nuovi mercati internazionali e lavora per la firma di nuovi accordi di libero scambio con il Regno Unito e l'Unione Europea.
La situazione a medio termine potrebbe provocare un rialzo dei prezzi per i consumatori in Australia, secondo Battaglene una conseguenza inevitabile: “Non puoi ricostruire un mercato grande come quello cinese in un anno”.
Dal canto loro i produttori non si danno per vinti, come racconta Calabria, l’azienda è sopravvissuta a guerre, siccità e diverse recessioni economiche: “Sappiamo bene i sacrifici che hanno fatto il nostro bisnonno e il nostro nonno per costruire questa attività. E, ma soprattutto, construirsi una vita”.
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