A vent’anni esatti dal “Debt Free Day” del governo Howard, il debito pubblico australiano ha raggiunto i mille miliardi. Eppure, secondo il docente di Finanza Massimiliano Tani, “a preoccupare non è tanto la cifra quanto la composizione del debito”.
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Dalla scorsa settimana il debito federale ha superato la soglia del bilione (trillion in inglese), oltrepassando i mille miliardi. Sembra un’era geologica fa, eppure appena vent’anni fa — seppure grazie anche a una consistente iniezione di denaro derivante dalla privatizzazione di aziende pubbliche nei settori dei trasporti e delle telecomunicazioni — l’Australia, guidata dall’allora primo ministro John Howard, celebrava l’assenza di debito pubblico.
La cifra ha subito acceso il dibattito politico.
Il ministro ombra del Tesoro, Tim Wilson, ha accusato il governo di far ricadere un peso sempre maggiore sulle future generazioni di australiani, mentre il ministro del Tesoro, Jim Chalmers, ha sostenuto che la situazione sarebbe ancora peggiore se al governo ci fosse stata la Coalition.
Il problema è per noi cittadini che siamo indebitati parecchio, perché bene o male i prezzi delle case sono alte e i mutui sono altiMassimiliano Tani
“In realtà non è tanto la cifra a preoccupare, quanto la composizione del debito”, ha spiegato Massimiliano Tani, docente di Finanza alla UNSW.
“Nonostante il dato faccia impressione, l’Australia è relativamente poco indebitata rispetto a Paesi come Stati Uniti, Italia o Giappone e continua quindi a godere di una buona reputazione sui mercati, anche grazie al suo rating AAA”, ha aggiunto Tani.
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Tani ha poi commentato la disputa sui dazi tra Stati Uniti e Canada , e l’ennesimo utile record registrato da Coles nell’ultimo anno finanziario.
“È il segreto di Pulcinella: senza concorrenza, chi domina il settore ha gioco facile e può fare il bello e il cattivo tempo”, ha osservato Tani.
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