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E se l'Australia desse un impulso al processo di pace in Medio Oriente?

La cupola della Roccia, uno dei simboli di Gerusalemme

La cupola della Roccia, uno dei simboli di Gerusalemme Source: AAP

La mossa a sorpresa di Morrison potrebbe inaspettatamente contribuire a riavviare il dialogo di pace tra Israele e palestinesi.


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By Dario Castaldo

Presented by Dario Castaldo

Source: SBS



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La mossa a sorpresa di Morrison potrebbe inaspettatamente contribuire a riavviare il dialogo di pace tra Israele e palestinesi.


Il governo di Scott Morrison ha annunciato che l'Australia riconoscerà Gerusalemme ovest come capitale dello Stato d'Israele. Una presa di posizione che ha provocato le forti critiche dell'opposizione, portando la senatrice laburista Penny Wong a tuonare: "Se vinceremo le elezioni ribalteremo la decisione".

Città santa per ebrei, cristiani e musulmani, Gerusalemme è da sempre un simbolo per i fedeli di tutte le grandi religioni monoteiste. Dai crociati, che nel Medioevo si spinsero a più riprese in Terra Santa per "liberarla dagli infedeli", fino alle intifade degli ultimi 30 anni, attorno alla città nella quale morì Gesù si sono scatenate rivendicazioni e tensioni sfociate in lotte e scontri. Circoscritti, negli ultimi 50 anni, a israeliani e palestinesi.

Entrambi i popoli vorrebbero infatti che Gerusalemme fosse riconosciuta come la capitale del proprio Stato, mentre quasi tutti i Paesi del mondo riconoscono Tel Aviv come capitale di Israele e lì, lungo la costa mediterranea, hanno stabilito le proprie sedi diplomatiche.

Il riconoscimento internazionale di Gerusalemme come città-simbolo di un popolo o di una nazione significherebbe del resto ridimensionare o delegittimare le aspirazioni della controparte.  

Anche per questo, quando un anno fa Donald Trump annunciò che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto Gerusalemme come capitale d'Israele, la mossa dell'amministrazione di Washington fu considerata una violazione del diritto internazionale da parte dell'ONU, oltre ad un serio ostacolo al raggiungimento della pace in Medio Oriente.

Ma in realtà il caso australiano è diverso e potrebbe avere ripercussioni positive.

Il Primo Ministro australiano Scott Morrison e la Ministra degli Esteri Marise Payne
Il Primo Ministro australiano Scott Morrison e la Ministra degli Esteri Marise Payne Source: AAP

Il governo di Canberra ha infatti specificato che il pieno riconoscimento di Gerusalemme ovest come capitale di Israele avverrà soltanto nel momento in cui la cosiddetta soluzione dei due Stati dovesse diventare realtà, cioè se e quando il processo di pace porterà anche Israele e i suoi alleati a legittimare le aspirazioni palestinesi, che ambiscono a vedersi riconosciuto il diritto ad uno Stato sovrano che comprenda Cisgiordania, Striscia di Gaza e altri territori contesi. Con capitale Gerusalemme est. 

In attesa degli sviluppi in tal senso, Scott Morrison ha annunciato che l'Australia comincerà a trasferire nella parte occidentale della città santa alcuni uffici commerciali e di rappresentanza. Una decisione che ha spiazzato un po' tutti: gli israeliani che non vedono di buon occhio un riconoscimento internazionale delle aspirazioni palestinesi, i palestinesi che non approvano in alcun modo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e la stessa comunità internazionale, ai cui occhi l'Australia ha preso una decisione autonoma con conseguenze potenzialmente rischiose per i precari equilibri mediorientali. 

D'altra parte, però, mentre il processo di pace nella regione vive un momento di stanca, la mossa a sorpresa di Morrison potrebbe contribuire a riavviare il dialogo di pace nella direzione auspicata.

Il giornalista del Manifesto Michele Giorgio spiega quali potrebbero essere le conseguenze della decisione di Scott Morrison.

Ascoltate l'intervista nell'audio-player sotto il titolo.

Ascolta SBS Italian tutti i giorni dalle 8 alle 10 del mattino.

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