"Sopravvivere era il traguardo di tutti. Ce l'abbiamo fatta", così John Maneschi sintetizza la sua esperienza dei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale.

Maneschi ricorda una domenica di maggio del 1944, quando sfiorò la morte. "Tornati dalla messa, eravamo andati con la mamma e mio fratello dal fornaio a comprare il pane, non avevamo sentito le sirene dell'allarme", ricorda.
Arrivammo in cantina, dove gli altri inquilini si erano già rifugiati. Anche mio padre arrivò, in pigiama e vestaglia, con i due quadri che aveva appena fatto incorniciare.
Era il secondo bombardamento sulla città di Varese. "Cominciai a gridare, avevo dodici anni e non volevo morire", ricorda Maneschi. "Avevo ancora molte cose da fare".

"Ho un ottimo rapporto con la mia età", afferma Maneschi. "Mi pare uno stadio della vita al quale sono ben arrivato, con una salute ragionevole. Spero di continuare così, per un po' di tempo ancora".
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