
“Ho giocato a calcio come tanti ragazzini, ma poi ho continuato e sono arrivato in Serie C, a qualcosa che era più vicino al professionismo, e fino ai 20 anni ho fatto quello. Però ho sempre avuto la passione per la musica e visto che il calcio mi portava troppo spesso lontano da casa ho deciso di dare una sterzata e di comprarmi una chitarra. Il nome d’arte non è un vero e proprio nome d’arte ma più che altro un soprannome, perché quando da bambino giocavo a calcio per strada portavo spesso una maglietta dell’Olanda di Van Basten che mi aveva comprato mio padre, e quindi hanno cominciato tutti a chiamarmi così. Il soprannome mi è rimasto nel quartiere ed ho deciso di utilizzarlo anche per questa avventura musicale.”
Il tuo ultimo singolo è “Bevi bevi”. Com’è nata questa canzone?
“Io non scrivo prettamente canzoni d’amore. Non che sia una scelta precisa, ma sono un pochino pudico in quello e le mie emozioni tendo a viverle in maniera privata. “Bevi bevi” è una canzone nata per caso. Era il primo periodo di frequentazione con quella che attualmente è la mia ragazza e le ho rubato le parole di bocca, in realtà. Una volta, avevamo fatto tardi, erano le sei di mattina e lei a un certo punto, guardando fuori dalla finestra, ha detto: “gli uccelli piangono, è già mattino e anche stanotte non dormirò”. Io mi sono messo subito al pianoforte, ho buttato giù due accordi e gliel’ho letteralmente rubata.”
E invece cosa ci dici dell’album?
“Sono tutte canzoni che ho scritto nel corso di molto tempo e solo negli ultimi tre anni sono arrivato alla maturazione, a capire come avrei voluto arrangiarle in maniera definitiva. Ho collaborato con tantissima gente, ho conosciuto tante persone e quindi sono veramente canzoni che avrei dovuto fare uscire tanti anni fa, quindi il titolo è stata la cosa più sincera che mi è venuta in mente. Tutto quello che c’è nel disco è un prodotto mio e di Francesco Bellani, però è stato un lavoro che ha visto tante persone mettere mano qua e là nelle canzoni e sono tutte influenze che io sento, anche se magari l’ascoltatore finale non può percepirle.”

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