Nato poco prima della guerra, Giampiero Pallotta ricorda come lui e la mamma, insieme agli altri suoi figli, si rifugiassero in un campo agricolo durante i bombardamenti.
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Giampiero Pallotta conserva ancora vive nella memoria le immagini dei bombardamenti tedeschi durante la Seconda guerra mondiale.
"Attraversavamo un campo agricolo, oggi pieno di case, e ci sedevamo per terra ad aspettare l’arrivo degli aeroplani, che ci sembravano come dei grossi uccelli".
"Correvamo con mamma. Carla, che aveva nove anni, portava la borsa con l’acqua e il pane. Annabella, che ne aveva otto, teneva sotto il braccio una coperta arrotolata. Mamma portava in braccio Renzo, che aveva quattro anni. Io ne avevo cinque".
Quando suonava l'allarme per noi bambini era un divertimento.Giampiero Pallotta.
Non essendoci un rifugio, l'unico luogo protetto erano i campi lontani dai centri abitati, che spesso diventavano bersaglio dei bombardamenti.
"Una volta, una bomba è caduta vicino a dove eravamo sdraiati, e ci siamo ritrovati cinque metri più in là.".

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Nelle puntate precedenti, Giampiero Pallotta racconta che in Italia lavorava come ragioniere in un calzaturificio. Nel 1978, durante il periodo del sequestro di Aldo Moro, trovò l'Italia inadatta per crescere i propri figli. Colse quindi l'occasione di una promozione offerta dal governo del Victoria per fare domanda per il visto.
Dopo due anni, la richiesta venne accettata e si trasferì in Australia con moglie e quattro figli, che divennero cinque dopo il suo arrivo. Giampiero smise di fare volontariato a causa delle qualifiche richieste, tra cui tre vaccinazioni alle quali era allergico.
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