Dal peso del gioco d’azzardo e dell’immigrazione sull’economia australiana alla proposta di rivedere la ripartizione del GST tra gli Stati: l’analisi del professor Massimiliano Tani.
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Gioco d’azzardo e, soprattutto, pubblicità delle piattaforme di scommesse sono al centro dell’agenda politica: il Partito Laburista ha raggiunto un accordo con la Coalition per tutelare i giocatori vulnerabili e introdurre un registro che consenta di escludersi volontariamente dalla pubblicità sui servizi di streaming.
La misura arriva dopo settimane di discussioni su un tema che da anni vede l’Australia in ritardo, anche a causa del peso delle lobby del gioco d’azzardo. Si tratta di un semplice palliativo o di un passo nella giusta direzione?
“È possibile limitarlo, ma non si vuole farlo perché il gioco d’azzardo è molto importante dal punto di vista economico”, ha spiegato Massimiliano Tani, docente di finanza alla UNSW. “In Australia genera qualcosa come 250 miliardi di dollari all’anno: è quindi un business enorme, che porta nelle casse dei governi tra i 10 e i 15 miliardi di dollari l’anno.”
Si parla di circa il 7-8% delle entrate finanziarie degli Stati, quindi sono veramente, tanti tanti soldiMassimiliano Tani
Sul tavolo del governo c’è anche la riforma dell’immigrazione.
Mentre i partiti conservatori spingono per limitare l’arrivo di nuovi migranti, l’ex segretario al Tesoro Martin Parkinson ha messo in guardia dalle conseguenze economiche di ulteriori tagli, che potrebbero indebolire un’economia già gravata dal deficit di bilancio.
Secondo Parkinson, ulteriori tagli all’immigrazione finirebbero per lasciare l’enorme debito pubblico sulle spalle di una platea sempre più ristretta di lavoratori e contribuenti australiani.
Tani è d'accordo. "Gli studi stessi del Tesoro ci dicono che gli immigrati in primis sono più produttivi di noi che viviamo qua, e nel loro complesso pagano più tasse perché hanno accesso a meno benefici di quello che hanno i nativi, per cui è un po' un controsenso dal punto di vista economico dire che i problemi che abbiamo in Australia provengono dall'immigrazione", ha commentato.
Tani ha commentato anche la proposta della Productivity Commission di riportare il sistema di distribuzione del GST alle regole precedenti al 2018. In quell’anno, il governo Morrison modificò il meccanismo di ripartizione dell’imposta sui beni e servizi (GST) introducendo una soglia minima di finanziamento, pari a 75 centesimi per ogni dollaro, a tutela del Western Australia, accompagnata da garanzie finanziarie federali.
Secondo la Commissione, quella riforma si è rivelata un errore ed è costata ai contribuenti circa 23 miliardi di dollari. Per Tani, “una possibile soluzione sarebbe lasciare agli Stati una quota maggiore delle entrate che oggi vengono trasferite a Canberra. Ma di questa possibilità non si vuole assolutamente parlare”, ha concluso.
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