Il Congo ha una legge sulle miniere che in teoria sarebbe impeccabile. Tuttavia l'applicazione è molto difficileFatima Burhan, advocacy officer per Still I Rise
Global Mail: oro blu del Congo, il prezzo umano del nostro progresso

Bambini minatori nelle miniere dell'area di Kolwezi, Repubblica Democratica del Congo. Credit: Still I Rise
Still I rise, organizzazione no profit che lotta contro la crisi scolastica e per il futuro delle giovani generazioni nel mondo, dedica un evento all'impatto che il lavoro nelle miniere di cobalto, ma anche coltan, ha sulla vita di decine di migliaia di bambini nella Repubblica Democratica del Congo.
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Pupillo.
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L'oro blu del Congo, il prezzo umano del nostro progresso, è il titolo dell'evento organizzato da Still I Rise, organizzazione no profit che con le sue scuole aperte in paesi come Siria, Yemen, Colombia, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, lotta contro la crisi scolastica e per il futuro delle giovani generazioni nel mondo. Fatima Buran, advocacy officer per Still I Rise.
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allora
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diciamo che con oro blu del Congo si indica soprattutto il cobalto, che è diventato un minerale fondamentale, oltre che molto prezioso ed è fondamentale in particolar modo perché è presente in tutte quelle che sono le batterie al litio che di fatto sono presenti in telefoni, computer, auto elettriche e qualsiasi delle tecnologie cosiddette verdi. Attualmente si dice oro blu del Congo, perché? Perché il Congo, la Repubblica Democratica ne produce.
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70 percento a livello mondiale. E questa produzione porta chiaramente enormi profitti a livello globale, ma pone delle grossissime problematiche a livello locale, in particolar modo legato sia alla produzione e al recupero di questo cobalto, che avviene sia da parte di aziende, ma anche di minatori artigianali e pone tante altre questioni su il lavoro minorile, si sarà sentito parlare tantissimo delle miniere che vedono coinvolti um minori, ma anche su,
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conflitti notizie di mesi scorsi erano i conflitti che ci sono stati nell'est del paese riguardo anche alle miniere presenti e anche si può dire in uno scenario internazionale, un grande scacchiere tra differenti potenze, perché la questione dei minerali e delle terre rare è un tema che è presente nell'agenda politica di tutti. La
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ricchezza del sottosuolo congolese non solo non arriva alle comunità locali, ma le rende ancora più povere.
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vulnerabili.
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Teoricamente, secondo quello che sarebbe il diritto internazionale e il diritto commerciale, tutte le aziende dovrebbero avere una catena di produzione testimoniando che questo cobalto o comunque altri minerali non vengono da territori e da miniere in cui si è subito dello sfruttamento, in cui ci sono delle bambine o dei bambini.
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Nel 2022 Still I Rise ha aperto la prima scuola di emergenza e riabilitazione per
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bambini delle miniere a Lualaba, nel sud del Paese.
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Nella nostra scuola noi abbiamo 100 ex bambini minatori, tutti reclutati nelle miniere, nelle miniere della città di Kolwezi, che è una delle città minerali più importanti del Paese. Sappiamo che tantissimi di questi bambini hanno lavorato sia sicuramente con i genitori, in quanto il Congo propone come opportunità lavorativa praticamente solo la miniera. Dall'altra parte però li abbiamo visti anche in quelle
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che sono gestite da aziende internazionali e locali e quindi sappiamo sicuramente che la catena di produzione del cobalto è una catena macchiata da presenza di lavoro minorile, oltre che a una pericolosità legata al lavoro stesso che impatta sulle famiglie dei nostri studenti in particolar modo, e sappiamo anche che tutti i genitori dei nostri studenti lavorano in miniera, e sappiamo anche che la maggior parte sono dei minatori artigianali, quindi non
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hanno una copertura medica, assicurativa, sanitaria e che tuttavia quello che loro scavano lo vendono alle grandi multinazionali. State
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per rendere pubblico un vostro report su questi temi. Ci vuoi anticipare qualche punto del report in particolare?
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Allora sì, il punto più importante di questo report è la questione della terra, della casa e della sicurezza, nel senso che siamo venuti a conoscenza del fatto che la maggior parte di questi
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studenti di queste famiglie, ma come delle comunità di mutoshi e Kakifilue, sono di fatto residenti in territori che vengono dati in concessione a grandi aziende estrattive e che l'azienda possa prendere questa terra quando vuole e come vuole, anche perché è stato definito legalmente, quindi è un diritto legale che esiste. Tuttavia il Congo non riesce a implementare il fatto che queste comunità, pur vivendo all'interno dei territori dati in concessione alle aziende vengano
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tutelate e quindi se l'azienda dovesse decidere di utilizzare quei terreni, dovrebbe comunque dare una riparazione a queste famiglie in termini economici. Tuttavia, sappiamo che nella maggior parte dei casi ciò non avviene, anzi le famiglie vengono espulse con violenza poliziesca, oltre che dei servizi di sicurezza delle aziende. E quello che abbiamo scoperto è che tutto questo avviene nell'impunità più generale, perché tantissime famiglie sono analfabete o semianalfabete.
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E soprattutto quello che noi chiameremmo atto notarile legato alla questione della proprietà della casa, molto spesso non è accessibile a nessuna di queste famiglie che quindi, pur essendo magari proprietaria di un pezzo di terreno, non riesce a dimostrarlo, non riesce a far garantire i propri diritti. Quindi la questione della precarietà abitativa per noi pone una grande questione sia sul diritto della terra, sia su che cosa si riesce a sacrificare per lavorare e produrre qualcosa che viene venduto ad altissimo
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prezzo nel mercato mondiale, ma che di fatto porta pochissimo e anzi porta ancora meno in termini di sicurezza per tutte quelle che sono le comunità locali. Qual è la
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quotidianità di questi bambini e quali sono le conseguenze di questa vita nelle miniere? Le
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conseguenze di questa vita sono varie e molteplici, cioè forse bisognerebbe partire dal fatto che i bambini in miniera vanno anche solo per sopravvivere, perché molto spesso le famiglie sono
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numerose, quindi non è che riescono a garantire dei beni necessari a... a tutti i bambini che hanno e quindi anche i bambini devono contribuire alla sopravvivenza della famiglia stessa. E già questo mindset, no, il fatto di essere una mentalità di sopravvivenza determina il fatto che loro lavorino tra le 12 e le 15 ore al giorno, svegliandosi molto presto, arrivando a casa molto tardi. Il fatto è che i bambini sono piccoli e quindi tendenzialmente fanno lavori che non riguardano tanto il portare
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pesi, ma entrare nei cunicoli, perché sono più piccoli, più veloci, ma, non essendo messe diciamo a norma, molto spesso i bambini sono oggetto di questi incidenti. Per le bambine è ancora più difficile, perché molto spesso loro sono legate alla questione di vendite di beni alimentari all'interno delle miniere, oppure al lavaggio dei minerali. Il lavaggio prevede che siano esposte a fumi e quindi molto più esposte a malattie delle vie respiratorie.
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e e esposte anche ad abusi di vario tipo, essendo sia di una categoria vulnerabile sia all'interno di una situazione che perpetua le violenze di genere. Noi abbiamo studenti che hanno iniziato ad andare nelle miniere tra i cinque o sei anni. Sappiamo però di fratelli e sorelle che sono stati in miniera anche a due anni, non tanto per lavorare perché a due anni non è che puoi fare tantissimo, ma perché per le famiglie non c'è un'alternativa reale né di occupazione,
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né di scuola o sostegno che possa evitare il fatto che i bambini vedano fin dalla nascita queste miniere che probabilmente in tantissimi casi sono stati anche il il letto della loro morte.
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"L'oro blu del Congo, il prezzo umano del nostro progresso", il 22/01 al circolo Arci “Sparwasser” di Roma.
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Viviamo in un periodo storico abbastanza tumultuoso, che forse ha spostato l'attenzione dall'avere una catena, una filiera pulita,
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che significa priva di lavoro minorile, ad avere forse una filiera e basta, e quindi avere accesso a tutti quelli che sono questi minerali fondamentali per l'avanzamento tecnologico e per il nostro progresso. Questo aumenta i nostri timori, nel senso che è vero che negli anni passati sicuramente ci sono stati vari sforzi, um specialmente um internazionali, ma anche nazionali. Il Congo ha una legge sulle miniere che in teoria sarebbe impeccabile. Tuttavia l'applicazione è molto difficile.
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E sta diventando ancora più problematica. Ci preoccupa tanto il fatto che questa attenzione probabilmente venga spostata verso altri interessi. Secondo noi fare si può fare, noi facciamo il nostro con la scuola e speriamo che l'attenzione rispetto al lavoro minorile e fermare almeno le peggiori forme, rimanga un focus centrale per il progresso de- dell'umanità in generale. Il
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sito di Still I Rise WWW punto stillirise.org.
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