"Con oro blu del Congo si intende il cobalto, che è diventato un minerale fondamentale, oltre che molto prezioso, ed è fondamentale in particolar modo perché è presente in tutte quelle che sono le batterie al litio che di fatto sono presenti in telefoni, computer, auto elettriche e qualsiasi delle tecnologie cosiddette verdi", spiega Fatima Burhan, advocacy officer per Still I Rise.
La Repubblica Democratica del Congo produce circa il 70% della produzione mondiale del mondo.
"Teoricamente, secondo quello che sarebbe il diritto internazionale e il diritto commerciale, tutte le aziende dovrebbero avere una catena di produzione testimoniando che questo cobalto o comunque altri minerali non vengono da territori e da miniere in cui si è subito dello sfruttamento, in cui ci sono delle bambine o dei bambini", spiega ancora Burhan.
Il Congo ha una legge sulle miniere che in teoria sarebbe impeccabile. Tuttavia l'applicazione è molto difficileFatima Burhan, advocacy officer per Still I Rise
L'organizzazione no profit Still I Rise combatte la crisi scolastica e lotta per garantire un futuro migliore ai giovani in diverse aree del mondo, dalla Siria allo Yemen, dalla Colombia al Sud Sudan.
Nel 2022 ha aperto la prima scuola di emergenza e riabilitazione per bambini delle miniere a Lualaba, una delle 26 province della Repubblica Democratica del Congo.
"Nella nostra scuola noi abbiamo 100 ex bambini minatori, tutti reclutati nelle miniere, nelle miniere della città di Kolwezi, che è una delle città minerali più importanti del Paese".
"I bambini sono piccoli e quindi tendenzialmente fanno dei lavori che non riguardano tanto il portare pesi, ma entrare nei cunicoli, perché sono più piccoli, più veloci, ma, non essendo [le miniere] messe, diciamo, a norma, molto spesso i bambini sono oggetto di questi incidenti", sottolinea Burhan.
"Per le bambine è ancora più difficile, perché molto spesso loro sono legate alla questione di vendite di beni alimentari all'interno delle miniere, oppure al lavaggio dei minerali. Il lavaggio prevede che siano esposte a fumi e quindi molto più esposte a malattie delle vie respiratorie".
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