Secondo gli ultimi sondaggi, è in aumento l'intenzione di voto verso il governo in carica, anche se l'Opposizione ha invitato con forza a non fidarsi dei sondaggi che la danno sconfitta.
Ma poco prima di questa impennata nei sondaggi, l'opzione di un governo di minoranza, quello che nel sistema australiano viene chiamato anche hung Parliament, era un'opzione ritenuta altamente probabile.
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L'ex parlamentare statale di Brunswick Carlo Carli ha paragonato la situazione attuale al periodo negli anni '90, in cui era parlamentare, sottolineando che non esistono più collegi sicuri.
Una volta c'erano questi seggi che si dicevano sicuri, seggi che erano laburisti, che non si potevano mai perdere. Non è più la realtàCarlo Carli
La candidata per il Legalise Cannabis Party Fiona Patten ricorda a SBS Italian che il Senato è quasi sempre "hung", senza una maggioranza solida.
Secondo lei un governo di minoranza è salutare per la democrazia e spinge al dialogo tra le parti.
Gli ultimi sondaggi di Resolve Monitor confermano la risalita laburista delle ultime settimane, con un voto primario senza il conteggio delle preferenze del 53% a favore dei laburisti contro il 47 per l'opposizione liberale.
Voto che rimane inferiore a quello delle elezioni precedenti per il partito laburista, dal 32.6% al 31, ma che sembrerebbe, secondo i sondaggi, sufficiente a garantire una sua conferma al potere.
Se con un governo di maggioranza o minoranza però è impossibile da prevedere, visto che i risultati dei sondaggi entrano nel cosidetto "margine di errore", per cui come in passato ci potrebbero essere notevoli sorprese al momento dello scrutinio.
Il mantra laburista alla viglia del voto è che "solo un governo di maggioranza laburista è in grado di dare vita alle riforme promesse", come spiega a SBS Italian la candidata del seggio di Maribyrnong Jo Brisky.
Per Carlo Carli invece non è così.
La sua esperienza in parlamento risale al primo governo Bracks nel Victoria, un governo di minoranza sostenuto da tre indipendenti nel 1999.
"Per me era il migliore governo di quell'epoca. Perché? Perché era aperto, doveva fare dibattiti, dovevano arrivare a certi consensi. Sì, come in tutte le questioni democratiche ci vuol più tempo, non si può fare le cose in fretta... però è anche vero che il metodo democratico vuole dibattito e discorsi".
Una cosa è certa: una volta terminato il voto, contate le schede e messa a tacere la retorica elettorale, i telefoni inizieranno a squillare per riconciliare posizioni opposte e irriducibili che in campagna elettorale sembravano scolpite nella pietra.
Il giorno dopo le elezioni cominciano le telefonate, comincia già un dialogo. Tutti adesso dicono 'non si fa, non parliamo, è impossibile fare un governo di minoranza perché crea troppo casino'... Però la realtà è che una volta fatte le elezioni si deve creare un governoCarlo Carli
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