Visti: Quale soluzione tra visite brevi, soggiorni lunghi e residenza permanente per i nonni Down Under?

Sono diverse le opzioni per i nonni che vogliono venire in Australia per stare con i nipoti.

Sono diverse le opzioni per i nonni che vogliono venire in Australia per stare con i nipoti. Credit: pexels.com

Per molte famiglie italo-australiane la domanda è sempre la stessa: come permettere a genitori e nonni di trascorrere tempo in Australia accanto ai figli e ai nipoti? Le opzioni esistono, ma differiscono per costi, durata e requisiti.


Ispirati ad un nostro servizio dedicato ad un gruppo chiamato Genitori di figli in Australia / Volo Italia–Australia che offre una rete di appoggio per affrontare il viaggio Italia–Australia, abbiamo deciso di analizzare le opzioni di visto per chi vuole trascorrere del tempo con i nipoti in Australia.

Ascolta come funzionano i visti per i genitori e nonni cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra

"Quando parliamo di genitori o nonni che vogliono venire in Australia dall'Italia per un po’, dobbiamo distinguere tra chi cerca una breve vacanza e chi invece vuole una stabilità maggiore", racconta l'agente di immigrazione Emanuela Canini a SBS Italian.

Le soluzioni più semplici: i visti turistici

Per chi possiede il passaporto italiano, la via più immediata è l’eVisitor 651.

Si richiede online, è gratuito e viene spesso approvato in tempi molto rapidi. Ha validità di un anno e consente soggiorni fino a tre mesi per volta.

"È perfetto per i nonni che vogliono venire a trovare i nipoti per un massimo di tre mesi alla volta", lo descrive Emanuela Canini.

Il limite principale è proprio la durata: ogni permanenza non può superare i 90 giorni e, a lungo andare, i frequenti viaggi intercontinentali possono diventare impegnativi, soprattutto in età avanzata.

Un’alternativa è il Visitor 600, un visto a pagamento che permette soggiorni più lunghi, fino a 12 mesi in determinate circostanze.

La procedura è più articolata e richiede documentazione aggiuntiva per dimostrare di essere un “genuine visitor”, cioè di avere reali motivi per rientrare in Italia.

Con i visti turistici, tuttavia, occorre fare attenzione alla durata complessiva della permanenza: in linea generale, non si dovrebbero superare 12 mesi totali nell’arco di 18 mesi. In caso contrario, le autorità potrebbero ritenere che il soggiorno non sia coerente con uno status di semplice visitatore.

Fino a cinque anni senza uscire dal Paese: il visto 870

Per chi cerca maggiore stabilità, esiste il Temporary Parent visa 870, pensato per permettere ai genitori di restare in Australia per tre o cinque anni consecutivi.

La procedura prevede che il figlio residente in Australia venga prima approvato come sponsor, dimostrando un reddito imponibile familiare di almeno $83.454,80 all'anno: solo successivamente il genitore può presentare domanda di visto.

"I costi del visto qui salgono notevolmente. Innanzitutto, come i due visti visitor precedenti, anche questo è un tipo di visto singolo, quindi per due genitori bisogna farne due e i costi raddoppiano", racconta Canini.

I costi sono significativi: "Parliamo di $420 come costo del figlio o della figlia per diventare sponsor, poi $6.070 dollari per il visto da tre anni, mentre per quello da cinque anni il costo è di $12.140", spiega Canini.

Anche i tempi di attesa sono problematici, visto che possono superare l’anno tra approvazione dello sponsor e rilascio del visto.

Inoltre, il visto non consente di lavorare e richiede un’assicurazione sanitaria privata obbligatoria per tutta la durata del soggiorno. L’accesso a Medicare è limitato ai primi sei mesi per i cittadini italiani, in base all’accordo bilaterale tra Italia e Australia.

L’eVisitor 651 è la scelta lampo e gratuita per i tre mesi canonici; il Visitor 600 è il compromesso per restare fino a un anno mentre l’870 è l'investimento per chi vuole i nonni presenti nella vita quotidiana fino a cinque anni
Emanuela Canini

La residenza permanente: costi elevati e attese molto lunghe

Esiste anche l’opzione del visto permanente per genitori, ma si tratta di un percorso complesso e, per molti, poco realistico.

"La realtà di questi visti è fatta di costi altissimi e attese che mettono a dura prova la pazienza di chiunque", conferma Emanuela Canini.

I visti si dividono in due categorie: contributory e non-contributory.

I primi prevedono un contributo molto elevato, che può arrivare a circa 50.000 dollari per genitore, e che, nonostante il costo, comportano tempi di attesa che possono superare i 10 anni.

I secondi sono meno onerosi, ma soggetti a quote annuali molto ristrette, con attese stimate anche oltre i 30 anni.

Un requisito fondamentale è il cosiddetto “balance of family test”: il genitore deve avere più figli residenti permanenti o cittadini australiani in Australia che in qualsiasi altro Paese.

Per alcuni richiedenti in età pensionabile è possibile presentare domanda dall’interno dell’Australia e rimanere nel Paese con un bridging visa durante l’attesa.

Tuttavia, questo comporta l’assenza di copertura sanitaria pubblica oltre i primi sei mesi previsti per gli italiani e costi elevati per l’assicurazione privata.

"Il problema adesso con i visti costosi è che non è più come prima, quando venivano processati in due anni", spiega Canini.

I due anni col passar del tempo sono poi diventati quattro, i quattro sono diventati sei, e adesso siamo arrivati a 14 anni di attesa anche per questi visti
Emanuela Canini

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