La proposta avanzata da Dutton prevede la costruzione di centrali nucleari a Tarong e Callide nel Queensland, Liddel e Mount Piper nel NSW, Port Augusta nell'Australia meridionale, Loy Yang nel Victoria e Muja nel WA.
L’obiettivo sarebbe quello di avere i primi impianti operativi tra il 2035 e il 2037, e l’intento sarebbe quello di utilizzare siti di vecchie centrali a carbone chiuse o in chiusura, sfruttando le infrastrutture di trasmissione esistenti per ridurre i costi.
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Secondo Dutton l'energia nucleare è essenziale per garantire un approvvigionamento energetico stabile e raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette entro il 2050.
"Le centrali nucleari non sono altro che un grande bollitore", spiega il professore associato alla facoltà di Ingegneria Nucleare alla UNSW Sydney, Patrick Burr, ai microfoni di SBS Italian.
"La differenza [con le altre centrali termolelettriche]", continua Burr, "sta nel fatto che la fonte di calore non è una reazione chimica, come quando si brucia il metano, ma è una reazione nucleare che succede dentro l'atomo. E quando un atomo di uranio si divide, produce una quantità di energia milioni di volte più grande di quella prodotta da una reazione chimica".
Tra le critiche che vengono fatte alla proposta di Dutton, quella dei costi. Kane Thornton, CEO del Clean Energy Council, sostiene che il nucleare richiederebbe almeno 20 anni per essere realizzato e sarebbe sei volte più costoso delle rinnovabili.
"Già oggi il 30% dell'energia elettrica prodotta in Australia viene dalle rinnovabili e, soprattutto, dalle nuove rinnovabili: l'idroelettrico che produce un 6,7%, l'eolico con l'11% e il solare con il 15%", interviene Cesare Fera, ingegnere elettrotecnico, fondatore e presidente della Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative (F.E.R.A.).
"Si tratta di energie che hanno un potenziale di sviluppo enorme", continua Fera. "L'Australia ha così tanto sole e così tanto vento che potrebbe rifornire tutta l'Asia con energia solare ed eolica".
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