La Procura di Bergamo ha chiuso dopo tre anni le indagini sulla gestione della pandemia di Covid-19, in particolare la mancata creazione della “zona rossa” a marzo 2020 nella bergamasca.
"Migliaia di vite potevano essere salvate", ha detto il procuratore di Bergamo, Antonio Chiappani, ai microfoni di SkyNews.
Iscritte nei registri degli indagati 15 persone, tra cui l'ex Premier Giuseppe Conte, l'ex ministro della Salute Roberto Speranza e il recentemente riconfermato Governatore della Lombardia Attilio Fontana.
Nella primavera italiana del 2020 la pandemia di Covid-19 ha causato 6mila e duecento morti in più rispetto alla media dell'anno precedente nella stessa zona. Secondo la procura di Bergamo sarebbero 4148 i contagi ufficiali che si sarebbero potuti evitare.
Attraverso l'indagine della procura di Bergamo si è cercato di far luce sulle responsabilità della tragedia, di cui restano impresse nella memoria le immagini della lunga fila di 30 camion dell'esercito che trasportavano fuori regione le oltre 3mila bare delle vittime affinché venissero cremate.

Il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani, "al di là delle accuse, delle polemiche che senz'altro ci saranno", spera che questa indagine sia "uno strumento di riflessione" per "capire cosa in futuro si può evitare".
Che cosa emerge dalle indagini dei PM bergamaschi? E quali potrebbero essere le conseguenze per gli indagati, dati i pesanti capi d'accusa? Ne abbiamo parlato con il giornalista di ALA News Andrea Eusebio.

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