In evidenza
- In Iran continuano le proteste contro il governo, scaturite dalla morte di una giovane donna detenuta dalla polizia
- Da settembre, oltre 300 persone hanno perso la vita nelle proteste
- Anche la nazionale di calcio iraniana ha protestato non cantando l'inno nazionale ai Mondiali
Da qualche giorno, il mondo si sta riunendo a Doha in occasione dei Mondiali di Calcio, mentre a poche centinaia di chilometri di distanza migliaia di cittadini iraniani continuano a protestare contro il loro governo.
Secondo stime dell'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, da settembre sono oltre 300 le persone che hanno perso la vita, tra cui più di 40 bambini.
A oltre due mesi dall'inizio delle proteste, la situazione non sembra calmarsi, come ci spiega il giornalista di base a Gerusalemme Michele Giorgio.
"La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha confermato di aver inviato truppe di terra nella regione del Kurdistan iraniano, che è diventato l'epicentro di queste proteste".
"Il ministro degli esteri iraniano continua a ripetere che le autorità utilizzeranno la forza per placare le proteste e per porre fine a quella che il governo definisce come una guerra civile innescata da potenze straniere", afferma il giornalista Michele Giorgio.
Nell'ultima settimana, non solo la popolazione civile, ma anche personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, a modo loro, si sono uniti alle proteste.
"Sicuramente ha fatto molto rumore la protesta del silezio dei calciatori iraniani che non hanno cantato l'inno nazionale durante il loro primo incontro in Qatar", spiega Michele Giorgio.
"Oltre a quella dei calciatori, c'è stata anche la protesta di due famosi attrici iraniane che durante una diretta sui social hanno deciso di togliersi il velo. Purtroppo il loro gesto verrà quasi certamente punito e represso dalle autorità di Teheran".
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