La storia della famiglia materna di Alessia Scarso potrebbe sembrare simile a quella di molte altre famiglie italiane emigrate: "erano otto fratelli, metà dei quali negli anni '50 sono emigrati in Australia".
Quel che la rende peculiare è che, nel tempo, la comunicazione tra chi è rimasto in Sicilia e chi è partito non si è mai interrotta, creando un archivio audiovisivo lungo 60 anni, che, per una regista come Alessia, si è rivelato essere una vera e propria miniera.
"La particolarità di questa storia, che mi ha poi convinta a raccontarla, è il modo in cui questi due rami familiari, divisi da questa lontananza, si sono tenuti in contatto: inizialmente, quando non eravamo abituati a queste videochiamate, a questa connessione continua, si tenevano in contatto attraverso i 'filmini', i classici Super 8 di una volta".
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In Sicilia si chiamava il fotografo in casa, si faceva fare questa bobina e la si mandava dall'altra parte del mondo. Dall'altra parte facevano la stessa cosa. I Super 8 sono diventati VHS, i VHS sono diventati DVD, i DVD sono diventati telefonate Skype.Alessia Scarso
Alessia ha deciso di mettere mano a questo archivio familiare sviluppato nel corso dei decenni, e di venire in Australia a incontrare ed intervistare il ramo emigrato della sua famiglia. Dopo vent'anni di lavoro, condiviso poi col fratello Domenico diventato nel frattempo montatore, finalmente "La Spartenza" è giunto sugli schermi, per ora solo italiani.

"La 'spartenza' è un termine utilizzato proprio da chi è emigrato per indicare quelle partenze che avevano una separazione. Quindi è una partenza con separazione. In realtà era un titolo di lavorazione, ma l'ho mantenuto perché durante le interviste è emerso tante volte", spiega la regista.
I Super 8 venivano girati con l'aiuto di un fotografo, per creare preziose testimonianze degli eventi salienti della vita familiare: nascite, matrimoni, feste e funerali.

"Un'altra particolarità di questo materiale è che non veniva spedito [per posta] perché, essendo copia unica, le pellicole non avevano una copia di backup, sarebbe stato molto rischioso spedirle, si sarebbero potute perdere. E allora si affidavano alla prima persona che partiva e poi tornavano indietro con la prima persona che tornava", racconta Alessia Scarso.
C'era il mito di questi zii dell'Australia... Si parlava di loro in casa come se fossero delle persone che vivevano con noi, però non avevano un volto, non li si conoscevano personalmenteAlessia Scarso
La stessa Alessia è venuta in Australia per la prima volta solo nel 2015, accompagnando sua mamma per una visita lampo, dovuta alla malattia di uno dei fratelli emigrati qui.
"Mia mamma lavorava, e per venire in Australia ha dovuto prendere una settimana di ferie. Ha aggiunto il sabato, cioè i due weekend a cavallo di questa settimana, ed è riuscita a mancare dall'Italia per 10 giorni pur di vedere suo fratello, di andarlo a salutare, perché poi purtroppo lo zio ci ha lasciati".
In questa famiglia c'è stato questo legame familiare fortissimo che è andato al di là della distanza tra due continentiAlessia Scarso

Il filo rosso che dà coerenza narrativa al film è la presenza di Gina e Teresa, le sorelle minori della famiglia Scarso, che diventano voci narranti del racconto, ricostruendo le memorie familiari.
"In realtà l'emigrazione all'interno di questo documentario non è il focus, fa un po' da sfondo", sottolinea Alessia. "Il protagonista di questa storia è la lontananza, cioè come si è vissuta questa separazione e questa lontananza da due poli opposti del mondo".
"La Spartenza, storia di una lontananza" ha debuttato in Italia nel febbraio 2026, ma Alessia spera di poterlo portare presto in Australia.
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