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Lo Snowy Scheme e le vite dimenticate: una ricerca riporta in luce le storie delle vittime italiane

Le foto dei lavoratori italiani morti durante la costruzione dello Snowy Mountains Hydro Electricity Scheme.

Le foto dei lavoratori italiani morti durante la costruzione dello Snowy Mountains Hydro Electricity Scheme. Credit: Tony Guseli

Tra il 1949 e il 1974, il governo australiano realizzò uno dei progetti più ambiziosi della sua storia: un enorme complesso idroelettrico conosciuto come lo Snowy Mountains Hydro-Electric Scheme. Ma il costo in vite umane fu grande: dei 121 operai che persero la vita durante i 25 anni in cui il cantiere rimase aperto, 27 erano italiani.


Sono passati decenni dalla costruzione dello Snowy Mountains Hydro-Electric Scheme, uno dei progetti ingegneristici più ambiziosi nella storia dell’Australia.

Si trattava di un enorme complesso idroelettrico composto da 16 dighe, nove centrali elettriche e 225 chilometri di tunnel, acquedotti e tubature scavati nella montagna.

Realizzato tra il 1949 e il 1974, il progetto portò energia e sviluppo al Paese, ma dietro questo successo si nascose un costo umano spesso rimasto in ombra.

Furono infatti 121 gli operai che persero la vita durante i lavori.

Tra loro, un numero significativo era composto da migranti italiani: almeno 27, secondo i dati riconosciuti.

Due lavoratori italiani nel cantiere dello Snowy Mountains Hydro-Electric Scheme.
Due lavoratori italiani nel cantiere dello Snowy Mountains Hydro-Electric Scheme. Credit: National Archive

A riportare l’attenzione su queste storie è Tony "Antonio" Guseli, nato in Australia pochi mesi dopo la morte dello zio Antonio, avvenuta nel 1958 nel peggiore incidente della storia del complesso.

"Sono nato dieci mesi dopo l'incidente e la morte di mio zio. Mio padre, che era il fratello maggiore, mi ha chiamato Tony, in onore del fratello Antonio", racconta a SBS Italian Tony, ricordando l'impatto del devastante incidente.

Ascolta la storia di Tony Guseli cliccando il tasto "play" in alto a sinistra

Lo zio Antonio morì insieme ad altri tre giovani italiani, quando la rottura di un cavo li fece precipitare in un pozzetto per oltre 100 metri, uccidendoli all'istante.

Per anni, la figura dello zio è rimasta sullo sfondo della memoria familiare, fino a quando una ricerca online ha portato Tony a scoprire un documento d’archivio di oltre 70 pagine che conteneva il rapporto ufficiale sull’incidente.

Antonio Guseli morì in un drammatico incidente insieme ad altri 3 italiani nell'aprile del 1958.
Antonio Guseli morì in un drammatico incidente insieme ad altri tre italiani nell'aprile del 1958. Credit: Tony Guseli

Da quel momento, Tony iniziò a raccogliere informazioni su tutte le vittime di incidenti di origine italiana.

All’epoca, la cittadina rurale di Cooma nel NSW era la sede della Snowy Authority ed era diventata un centro multiculturale unico per l’Australia regionale, con migliaia di lavoratori provenienti da tutto il mondo.

Molti italiani arrivarono grazie a programmi di migrazione assistita, accettando condizioni di lavoro dure e spesso pericolose.

"Per quelli che non potevano venire con i loro mezzi, il governo pagava metà del viaggio, ma poi loro dovevano venire e rimanere due anni e andare a lavorare dove voleva il governo australiano", spiega Tony.

Nonostante il contributo fondamentale di questi lavoratori, il riconoscimento pubblico delle vittime fu lento.

Per anni, le autorità evitarono di pubblicizzare il numero degli incidenti e solo grazie alla pressione delle comunità migranti, nel 1981 fu inaugurato un monumento a Cooma con i nomi dei 121 caduti.

Lo Snowy Mountains Scheme Workers Memorial a Cooma.
Lo Snowy Mountains Scheme Workers Memorial a Cooma. Credit: Tony Guseli

Oggi Antonio Guseli sta cercando di ricostruire le storie individuali delle vittime italiane, attraverso documenti d’archivio e testimonianze familiari.

Il suo obiettivo è restituire dignità e visibilità a uomini che, spesso, morirono lontani da casa e senza il sostegno dei propri cari.

Tony ha creato una pagina Facebook per condividere informazioni e ha lanciato un appello a SBS Italian a chiunque avesse informazioni o volesse riceverne sugli italiani morti nei decenni passati, condividendo la sua email per contattarlo (guselitvg@bigpond.com).

Io non sono una persona spirituale ma, le volte che sono andato nel cimitero a Cooma, è come se mio zio e gli altri italiani mi stessero chiedendo di fare qualcosa per completare la loro storia
Tony Guseli

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