“Si tratta di una storia che ha come protagonista un bambino di circa 12 anni, Luca, in quel momento della vita in cui si cresce tanto e si inizia a lasciare la sfera familiare, si stringono le prime amicizie importanti”, racconta su SBS Italian il regista dell'ultimo lungometraggio Disney Pixar, Enrico Casarosa.
“Luca è timido, ma conosce Alberto che lo trascina in tante avventure e gli regala l’abilità di essere se stesso, anche se in tutto questo c’è un gran problema: Luca e Alberto sono due mostri marini!”.
Affascinati dall’universo umano che abita Portorosso, il paesino immaginario delle Cinque Terre in cui la storia è ambientata, i due- che sulla terraferma assumono sembianze umane- riusciranno a passare per ragazzini, ma finiranno comunque per scontrarsi con il loro essere diversi.
Il film, spiega il regista, che ha come tema proprio l’amicizia, è un inno “a quei rapporti che ci aiutano a crescere”.
Anche in "Luca", come in altre favole, la figura del mostro è una metafora, che in questo caso il regista utilizza per esprimere il sentimento di inadeguatezza che provano spesso i bambini nel confrontarsi con il mondo degli adulti.

“Una storia che ho vissuto sulla mia pelle, con il mio amico Alberto che ha ispirato il personaggio del film. Crescendo, eravamo quelli che in italiano chiameremo sfigati, in inglese abbiamo tradotto come ‘underdogs’. Il film va ad essere una metafora aperta per tutte le volte in cui ci sentiamo altro, diversi”.
Tra gli umani e i mostri marini c'è una frattura fondata sulla paura, sulla diversità dell'altro; una contrapposizione in cui Alberto e Luca si ritrovano loro malgrado. “Se pensiamo a quelle situazioni in cui ci sono fazioni, c’è paura. Il modo perfetto per sconfiggerla è il conoscersi, la stessa curiosità che Luca incarna e che diventa un ponte”.
Entrambe le fazioni chiamano l’un l’altra mostro, ma solo perché non si conoscono.
Una pellicola che, diversamente alle classiche produzioni Disney Pixar, ha una forte connotazione autobiografica: “Io, come Luca, ero timido e l’amicizia mi ha aiutato a crescere. Mi chiedo spesso se sarei la stessa persona oggi se non l’avessi avuta. Ma mi interessava anche fare qualcosa legato al mondo dei bambini più intimo e cercare a livello artistico di mantenere il calore, la giocosità e la mano dell’artista”.
A livello visivo, uno dei modelli di riferimento di Casarosa è il lavoro del regista giapponese Hayao Miyazaki, autore di capolavori quali ‘Totoro’ o ‘Kiki - Consegne a domicilio’, nel modo di vedere la natura con un “senso di meraviglia”, ma anche gli acquerelli di Venezia di John Singer Sargent.
Il regista, già candidato al Premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione per il cortometraggio "La luna", è emigrato molto giovane negli Stati Uniti.
Nel suo ultimo lavoro ha voluto omaggiare la sua terra d’origine, “dico sempre che non c’è modo migliore per apprezzare le tue radici se non quando le lasci, purtroppo. Sono partito a 23 anni, e a distanza finisci per apprezzare il territorio, le bellissime estati italiane...".
"Luca è stato anche una maniera per poter condividere l’amore e la nostalgia delle cose belle della Liguria: il linguaggio, i sapori della cultura italiana, la bellezza. Una fortuna e un privilegio che mi sento onorato di condividere con il mondo”.
Ascolta l'intervista a Enrico Casarosa:
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