Incontriamo Matteo Arnaldi all'antivigilia di Natale. A parte un addetto alla sicurezza e ad un paio di inservienti, a Melbourne Park ci siamo solo noi.
Il 22enne sanremese ha deciso di anticipare la trasferta australiana non solo per preparare il primo Slam del 2024, ma anche per trascorrere del tempo con la sua fidanzata, l'italo-australiana Mia Savio, e la sua famiglia.
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Matteo è accompagnato dal suo allenatore, Alessandro Petrone (che proprio quel giorno compie gli anni), e da Teo, il fratello di Mia, che vive negli Stati Uniti.
Uno dei suoi preparatori atletici - Filippo Ferraris - ha lasciato l'Australia la sera prima, dopo aver trascorso down under quasi tre settimane, ma Matteo sa come prendersi cura del suo corpo prima, durante e dopo l'allenamento.
"E poi la palestra mi piace, mi diverte", ci racconta con quel suo entusiasmo che sembra senza confini.
Nato il 22 febbraio del 2001, figlio di Silvia, un'infermiera, e di Fabrizio, un promotore finanziario, Matteo si è avvicinato al tennis grazie a nonno Gianfranco, che a 84 anni gioca ancora.
La tecnica è stata affinata dall'ex professionista italo-inglese Sabina Simmonds, ma un ruolo ancora più centrale nella sua formazione lo ha avuto il primo maestro, Filippo Sciolli, della Tennis Academy Sanremo.
In famiglia non siamo mai stati pieni di soldi, per cui in alcune cose sono dovuto maturare prestoMatteo Arnaldi
"Per poter crescere tennisticamente è stato fondamentale il rapporto con il mio primo maestro, Filippo, che mi ha regalato anche tante ore di lezione. Diceva che gli piaceva il mio atteggiamento".
"Avevo circa 12 anni quando ho lasciato il nuoto e le altre attività che svolgevo, per dedicarmi a questo sport. In famiglia non siamo mai stati pieni di soldi, per cui in alcune cose sono dovuto maturare presto".

"Pensa che il mio primo volo l'ho preso a 14 anni e che per un sacco di tempo ho girato da solo, senza allenatore, senza parlare l'inglese e senza sapere tante cose", racconta sorridendo.
Dopo una serie di ottimi risultati a livello nazionale da under 12, 13 e 14, il momento di svolta c'è stato quando Matteo Arnaldi ha vinto un torneo under 18 a Tblisi, in Georgia.
"A quel punto ho capito che sarei potuto diventare un professionista", racconta.
Per tanto tempo ho viaggiato da solo e senza conoscere l'inglese. Poi quando ho vinto un under 18 in Georgia ho capito che avrei potuto fare strada nel tennisMatteo Arnaldi
La crescita nel biennio 21-22 (anche grazie alla scelta di affidarsi alle cure di Alessandro Petrone) era stata impetuosa e lo aveva portato dalla 900ma alla 134ma posizione del ranking ATP, ma era difficile ipotizzare l'esplosione di Arnaldi nel 2023.
Il ragazzo di Sanremo (cinque mesi più grande di Jannik Sinner e un anno più grande di Lorenzo Musetti), che ha iniziato la stagione scorsa lontano dai vertici dello sport, è stato capace di scrivere e firmare una pagina indelebile della storia del tennis italiano.
Il 27 novembre 2023, nell'atto conclusivo delle Davis Cup Finals di Malaga, ha ribaltato il pronostico contro l'australiano Alexei Popyrin e - pur soffrendo le pene dell'inferno (8 palle break annullate nel terzo set) e senza mettere in campo una prestazione spettacolare - ha regalato alla selezione azzurra il primo punto, quello risultato determinante ai fini dell'assegnazione dell'insalatiera.
In questa chiacchierata pre-natalizia, Matteo Arnaldi ci ha raccontato un po' della sua storia, della sua famiglia, della sua vita privata, del suo rapporto col tennis e con la vita nel circuito.
Che il ragazzo ligure affronta (quasi) sempre con un'allegria, una freschezza e un entusiasmo contagiosi.

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