Sea Watch 3, la nave entra in acque territoriali italiane

Sea-Watch 3

A Guardia di Finanza patrol boat seizes the NGO ship Sea Watch, which has been anchored for two days off Lampedusa, Italy, 19 May 2019. Source: EPA/Giuseppe Milana

Dopo 14 giorni bloccati in mare e contro le indicazioni del governo italiano, la Sea Watch 3 è entrata nelle acque italiane dell'isola di Lampedusa, con a bordo 42 migranti.


A un giorno dalla decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha respinto il ricorso con cui i migranti a bordo della Sea Watch chiedevano "misure provvisorie" per sbarcare in Italia, la comandante della nave ha deciso di entrare in acque italiane mercoledì pomeriggio.

"Basta, stiamo entrando, non per provocare, ma per necessità, responsabilità", ha twittato Sea Watch appena prima di entrare.  

La decisione - avvenuta dopo una lunga trattativa con Roma e l'Europa - ha scatenato il dibattito in Italia, tra la linea dura di Matteo Salvini e delle destre, e le posizioni di chi difende i diritti umanitari.

La Repubblica riporta che Carola Rackete, la capitana della Nave Sea Watch 3 che non ha rispettato l'alt della finanza, oltre a una multa fino a 50 mila euro rischia, come ipotesi di reato, le accuse di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, per il quale la pena massima è di due anni, e resistenza o violenza contro nave da guerra, per il quale il codice della navigazione prevede fino a 10 anni.

Le potrebbe venir contestato anche il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per il cui sono previsti dai 5 ai 15 anni.

Noi abbiamo raggiunto il giornalista di Ansamed e coordinatore del servizio Infomigrant.net Patrizio Nissirio per farci aggiornare sulla situazione.


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