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Morto al-Qurashi, il secondo califfo dello Stato Islamico

Red tape is extended and objects are set on fire, around the hous in which the leader of Islamic State (IS) group Amir Mohammed Said Abd al-Rahman al-Mawla died, during an overnight raid by US special forces

La casa ad Atme in Siria in cui, secondo gli Stati Uniti, al-Qurashi si sarebbe fatto esplodere, provocando la morte di molte altre persone. Source: ABDULAZIZ KETAZ/AFP via Getty Images

Il presidente statunitense Joe Biden ha annunciato la morte del leader del sedicente Stato islamico, in una prova di forza che potrebbe anticipare un atteggiamento più spavaldo da parte della sua amministrazione nei prossimi mesi.



Il giornalista Giampiero Gramaglia, che segue da vicino la politica e la cronaca statunitense, ha analizzato ai microfoni di SBS Italian l'operazione che ha portato alla morte di al-Qurashi.


IN SINTESI

  • Giovedì 3 febbraio il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato la morte di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi, che era succeduto ad al-Baghdadi alla guida dell'IS.
  • Come lui, anche il secondo califfo dello Stato Islamico si sarebbe fatto esplodere per non cadere prigioniero e vittima di un raid americano che gli offriva ormai ben poche speranze.
  • Secondo quanto riportato, l'esplosione è stata talmente violenta da provocare gravi danni all'edificio in cui si trovava al-Qurashi e la morte di almeno 13 persone, inclusi diversi componenti della sua famiglia.

L'indebolimento al vertice dell'ISIS è stato reclamato dal presidente Biden come la "rimozione di una minaccia terroristica di primo piano".

Secondo Gramaglia, l'amministrazione Biden starebbe inoltre "alzando il livello muscolare della sua politica estera nei confronti della Russia, per quanto riguarda la crisi in Ucraina, e nei confronti della Cina", per poter riacquistare supporto e credibilità tra i cittadini statunitensi.

Ascolta l'analisi del giornalista Giampiero Gramaglia

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