Il Parlamento federale ha chiuso quello che è stato definito come "uno dei capitoli più vergognosi e una delle pagine più buie della storia nazionale australiana".
Nel 2007, il governo dell'allora Primo Ministro John Howard aveva deciso di inviare l'esercito e la polizia in alcune località del Northern Territory.
Una decisione ad effetto, presa per placare le violenze che erano scoppiate in alcune comunità remote, dove alcune persone si erano macchiate di crimini efferati come violenze e abusi sui minori.

Uno stato d'emergenza che portò l'esecutivo federale a sospendere il Racial Discrimination Act per imporre agli abitanti delle zone interessate un divieto sulla vendita e il consumo di bevande alcoliche e persino l'affidamento dei conti bancari e la gestione del denaro - il cosiddetto compulsory income management.
"Ci misero tutti nello stesso calderone, fecero di tutta l'erba un fascio", ricorda Marianne Skeen, una donna aborigena. "Tutti gli uomini delle nostre comunità vennero trattati come pedofili e imposero a tutti lo stesso tramttamento".
Fecero di tutta l'erba un fascio e trattatorono tutti i nostri uomini come pedofili
Domenica scorsa, facendo seguito ad una promessa elettorale di Anthony Albanese, il nuovo governo australiano ha messo finalmente fine a questa serie di interventi speciali disposti 15 anni fa.
Decade per esempio il divieto di vendere bevande alcoliche, provvedimento sostituito con un sistema che prevede che le comunità decidano l'atteggiamento che ritengono più adatto per se stesse.
Sette cittadine per esempio hanno deciso di proseguire con un divieto più soft e quindi di rimanere sostanzialmente dry o alcohol-free.
L'attorney general del Northern Territory, Chansey Paech, ha spiegato che il nuovo sistema non ha trovato tutti d'accordo che molti leader comunitari hanno espresso il desiderio che il divieto rimanga in vigore.
Riascolta qui il nostro resoconto sulla fine delle leggi speciali introdotte nel 2007 nel NT:




