Come da tradizione, l’Australia ospita i primi grandi eventi della stagione tennistica e quindi alcuni giocatori e alcuni componenti dei loro staff sono arrivati down under per preparare I tornei di Brisbane, di Adelaide, la United Cup e poi – soprattutto – il primo major stagionale, gli Open d’Australia.
Tra quelli che (per ragioni personali) sono arrivati a Melbourne per primi c’è Matteo Arnaldi, il 22enne di Sanremo che nelle ultime due stagioni ha scalato la classifica mondiale fino ad issarsi al 44mo posto del ranking ATP.
Clicca il tasto 'play' in alto per ascoltare l'intervista ad Alessandro Petrone, coach di Matteo Arnaldi

"L'incontro con Matteo Arnaldi è stato casuale: era 950 del mondo e non aveva grosse disponibilità economiche. Non aveva doti tecniche e tattiche eccezionali, come del resto dimostrava la sua classifica" racconta a SBS Italian Alessandro Petrone, il coach milanese che lo ha preso sotto la sua ala protettrice due anni e mezzo fa, quando Arnaldi cominciava ad affacciarsi al tennis che conta.
"Matteo era un ragazzo normalissimo, ma vive a per il tennis e in lui ho visto qualcosa in più: una professionalità e una motivazione incredibili, ambizioni molto alte. Ha chiuso il 2021 dal 360 del mondo e da lì siamo andati avanti".
Matteo non aveva doti tecniche incredibili, ma viveva per il tennisAlessandro Petrone
Nel 2023, Matteo ha vinto 3 titoli challenger, ha raggiunto gli ottavi di finale agli UsOpen, la semifinale ad Umago e il terzo turno nel Master 1000 di Madrid, dove ha battuto il due volte finalista del Roland Garros Casper Ruud.
Soprattutto, Arnaldi è stato uno dei protagonisti dello storico trionfo azzurro in Coppa Davis. Il ragazzo ligure ha prima contribuito alla qualificazione alle Finals di Malaga e poi - nella finalissima - ha battuto in 3 set l’australiano Alexei Popyrin, consegnando a Jannik Sinner il match point che l’altoatesino ha sfruttato contro Alex de Minaur.

Anche grazie a questi risultati, Arnaldi si è assicurato riconoscimenti come il collare d’oro del Coni e il premio come Most Improved Player del ’23 ai Supertennis Awards.
Durante il mese trascorso a Melbourne tra allenamenti in campo e in palestra, abbiamo intercettato Alessandro Petrone e gli abbiamo chiesto di raccontarci la storia e i dettagli di questo fortunato sodalizio con Matteo Arnaldi.
Non ci siamo mai posti obiettivi di classifica, ma Matteo è andato oltre le mie speranze e aspettativeAlessandro Petrone, coach di Matteo Arnaldi
"La vittoria a Madrid su Ruud gli ha dato tanta fiducia e gli ha fatto fare il salto di qualità. Dopodiché, ogni volta che ha affrontato un top player non ha mai sfigurato".
"Non ci siamo mai posti obiettivi di classifica, ma Matteo è andato oltre le mie speranze e le mie aspettative. Ma la vittoria in Davis è stato il giusto premio per una stagione pazzesca che non stava terminando nel migliore dei modi".
Ad Alessandro Petrone abbiamo anche chiesto conto dalla sua biografia umana e professionale e di quella volta in cui su un campo da tennis battè Jannik Sinner.
"Era molto giovane, anche se dopo pochi mesi avrebbe vinto il suo primo challenger. Ne parlavano bene e si vedeva che aveva un buon livello, ma aveva tante lacune, soprattutto col dritto e col servizio".
"Sinner non mi aveva fatto una grande impressione, ma Jannik è la dimostrazione che con la giusta mentalità, il giusto atteggiamento e la giusta abnegazione si possano raggiungere traguardi incredibili".

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