Martedì 4 agosto i ministri degli interni europei discuteranno quanto avvenuto nel piccolo territorio spagnolo in terra marocchina, travolto come mai prima d'ora da un'ondata migratoria con decine di vittime.
Scopri altri nostri podcast cliccando qui.
La scorsa settimana 60.000 migranti sono arrivati nel giro di poche ore nel minuscolo territorio di Ceuta, dopo aver nuotato per alcuni chilometri dal Marocco.
Il governo di Rabat la considera territorio occupato, ma Ceuta da oltre tre secoli fa parte della Spagna, e per tanti disperati nel nord dell’Africa è la porta d’accesso all’Europa: una situazione non inedita quindi per la exclave spagnola, ma che mai aveva raggiunto dimensioni come quelle registrate la settimana scorsa.
Ascolta l'analisi del giornalista Carlo Fusi cliccando il tasto 'play' in alto a sinistra
Le autorità spagnole hanno reagito prontamente riportando in Marocco la stragrande maggioranza dei neoarrivati, ma per l’Europa questo non basta: domani si terrà una videoconferenza dei ministri degli interni dell’Unione per discutere quanto è accaduto.
Dall’Italia è arrivata una delle reazioni più dure, con la chiusura per un mese della libera circolazione Schengen per navi e aerei provenienti dalla Spagna ed il ripristino del controllo alle frontiere.
Il giornalista Carlo Fusi sottolinea come l'approccio italiano abbia avuto il sostegno di "parecchi Paesi europei, dalla Finlandia alla Danimarca", ma le conseguenze pratiche saranno limitate.
Secondo Fusi, c'è stata "dal punto di vista politico però una grande eco, ed è questo l'obiettivo principale che aveva Meloni e che ha raggiunto".
Ascolta SBS Italian tutti i giorni, dalle 8am alle 10am.
Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.





