Dal 6 giugno, le proteste iniziate a Los Angeles si sono diffuse rapidamente in tutto il Paese, con cortei e sit-in a San Francisco, Chicago, New York e altre grandi città.
La Casa Bianca ha risposto con arresti di massa e l’invio di Guardia Nazionale e Marines, che hanno alimentato la tensione e la denuncia di un’escalation autoritaria.
Le proteste si sono fatte ancora più accese alla vigilia delle manifestazioni del movimento "No Kings", la più grande protesta anti-Trump prevista per il 14 giugno, giorno del 79° compleanno di Donald Trump e del 250º anniversario dell’esercito americano.

"La California è uno stato libero che vota democratico e che non ha un buon rapporto con Trump", ricorda il giornalista esperto di questioni statunitensi Giampiero Gramaglia.
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"Qui si inserisce un confronto istituzionale, perché il governatore della California Gavin Newsom, potenziale candidato democratico a USA 2028, Kevin Newsom ha dichiarato che la mobilitazione della Guardia Nazionale è una prerogativa del governatore. Non può mobilitarla il presidente da solo".
Per di più, mobilitare l'esercito è una cosa che viola la Costituzione e la tradizione degli Stati Uniti.Giampiero Gramaglia
Come spiega Gramaglia, questa è una situazione molto tesa ma il presidente Trump, "si può fregare le mani perché in realtà lui è riuscito, alzando la tensione su questo fronte, a spostare l'attenzione dai suoi palesi insuccessi in questa fase di politica estera [...] e ha anche galvanizzato la sua base, perché la sua base è ben contenta di vedere i migranti cacciati e soprattutto è dalla parte di law and order'".
Il giornalista ha anche analizzato la crescente tensione tra Israele, Iran e USA ma anche il futuro dell'accordo AUKUS, tra USA, Australia e Gran Bretagna per lo sviluppo dei sottomarini a propulsione nucleare.
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