Secondo un rapporto redatto dal professor Gabriel Zucman della Paris School of Economics, se gli oltre 3 mila miliardari al mondo pagassero una tassa equivalente al 2% delle loro fortune le entrate fiscali globali sarebbero di 380 miliardi di dollari più alte.
In questo modo, secondo lo studioso, si correggerebbe la stortura del sistema attuale nel quale lo 0,0001% degli individui più ricchi del mondo paga meno tasse del resto della popolazione.
“Non si tratta dell’idea di un professore pazzo, ma di una idea presentata in occasione del G20”, spiega il professore di finanza della University of NSW Massimiliano Tani ai microfoni di SBS Italian.
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Per l'autore del rapporto è tecnicamente possibile intraprendere un'azione coordinata a livello globale per tassare i super miliardari.
“Una parte significativa di questi miliardari non fa passare quello che spende come reddito, ricevendolo sotto altri flussi di denaro, quindi diversi teorici stanno lavorando per risolvere questo ‘loophole’ che fa sì che chi ha tantissimo non dichiara reddito e quindi non paga le tasse”, spiega Tani.
Un gioco che mette in discussione la democrazia e la condotta di certi governi e che quindi sarebbe ora di far finireMassimiliano Tani
Intanto in Australia non risultano promettenti i dati della scorsa settimana sull'inflazione: gli indicatori del Consumer Price Index pubblicati dall'ABS mostrano che l'inflazione è passata da 3,6% al 4%.
Un balzo in avanti che rende più probabile un aumento del tasso d'interesse il prossimo agosto ma "la gran parte di questi aumenti sono legati a prezzi energetici che hanno la tendenza in momenti di incertezza internazionale di andare su e giù", prosegue Tani.
"La Banca Centrale sta vedendo che c'è capacità di assorbimento nel mercato del lavoro e che le spese delle persone non sono senza pensieri, quindi decide di non reagire immediatamente".
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