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State ascoltando un podcast di SBS Italian con voi oggi Massimiliano Gugole. Dopo oltre un mese di guerra, gli sforzi diplomatici tra Washington e Teheran, che l'amministrazione Trump ogni tanto riporta, se esistono sembrano essere naufragati. Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato l'ulteriore ultimatum citando l'ora e il giorno,
in cui nelle sue parole, si abbatterà l'inferno sull'Iran. La richiesta di Trump di riaprire lo stretto di Hormuz è stata respinta dal governo iraniano ed i suoi ultimatum si rinnovano, vengono rimandati e caricati di una violenza verbale, senza precedenti, lasciando per le prossime ore, ansia e incertezza su quanto potrà accadere.
Noi ora ci colleghiamo per un aggiornamento con il giornalista e corrispondente del manifesto per il Medio Oriente, Michele Giorgio. Buonasera Michele e ben ritrovato qui su SBS.
Trump in un messaggio ha scritto sui social martedì alle ore 20 di Washington, senza specificare cosa potrebbe accadere, ma si ritiene sia la nuova scadenza prima dell'azione militare, minacciata dagli Stati Uniti. Quali sono state le reazioni di Teheran?
Ma chiaramente da parte di Teheran e ha già parlato più volte anche il ministro degli Esteri Aranci rispondendo a Trump, c'è l'intenzione di mostrarsi determinati, fermi, e di non accettare l'ultimatum di Donald Trump. Intanto lo stesso Aranci ha detto che se Trump vuole avviare, o o meglio, se vuole continuare questo colloquio a distanza, questi contatti a distanza e trasformarli in un negoziato vero, deve smettere.
di lanciare degli ultimatum e usare un tono altamente minaccioso. Invece, dicono gli iraniani, deve liberarsi di quelli che sono i condizionamenti che giungono da Israele dal premier Netanyahu e quindi lanciarsi verso una trattativa vera e propria. Parole che anche queste sono difficili da interpretare insieme alle dichiarazioni di Trump, perché nessuno ha ancora capito quanto ci sia di vero nel,
Nell'atteggiamento iraniano, nel voler portare avanti una possibile trattativa con gli Stati Uniti, allo stesso tempo non si riesce a capire bene, ed è sempre molto difficile quando parla il presidente americano, quali siano le intenzioni degli Stati Uniti, cioè se effettivamente quest'ultimatum sia stato lanciato, per trovare una giustificazione a nuovi attacchi massa contro l'Iran e Trump,
Ha minacciato appunto, attacchi che dovrebbero colpire infrastrutture, civili importantissime per Iran come quelle elettriche, una minaccia tra l'altro non nuova, oppure Trump realmente sta cercando di spingere Teheran ad ammorbidire in queste ultime ore, diciamo ammorbidire una posizione per cercare di davvero avviare un negoziato. Al momento la situazione sembra,
che difficilmente possa distrarsi e andare verso una possibilità di uscita diplomatica al conflitto in corso. E quindi tutti temono e anche chi vi parla che in realtà assisteremo ad una nuova escalation tra non molte ore.
Sempre il presidente Trump nell'elencare i successi che secondo lui la guerra avrebbe già ottenuto, ha citato
regime meno radicale e molto più ragionevole. Indubbiamente sono tanti i leader iraniani che sono stati uccisi in questo conflitto, ma questi scossoni hanno cambiato il sistema di potere in Iran in modo significativo?
Sembra proprio di no, d'altra parte gli stessi esperti commentatori americani, pongono dei seri interrogativi rispetto alle argomentazioni del presidente americano.
Perché è vero che sono stati eliminati dei leader molto importanti nel primo giorno di guerra e nei giorni successivi. Ricordiamo anche, oltre alla guida suprema, l'uccisione più importante Ali Khamenei, che poi è stato sostituito come, come guida supremo.
Dal figlio, e allo stesso tempo anche l'uccisione di Ali Larjani, uno degli esponenti, più importanti della Repubblica islamica. Sicuramente sono stati colpi duri, ma la domanda è erano loro i più estremisti, erano loro i più radicali?
Adesso noi ovviamente abbiamo l'obbligo di porci degli interrogativi, però sta di fatto che ufficialmente la guida suprema, uccisa da Israele era quella che aveva emesso questa fatua che vietava la costruzione di assemblare, degli ordigni atomici. Ora quindi il discorso è proprio questo, lo dicono anche, come dicevo degli esperti, degli analisti americani, che l'effetto di questa uccisione di questa decapitazione della, regime.
di Teheran potrebbe aver messo al potere in questo momento le fazioni, gli esponenti più radicali della Guardia rivoluzionaria di pasaran, che non sono disposti a cedere e che invece fanno della determinazione della resistenza della resilienza la loro arma un'arma che tra l'altro sta anche ottenendo dei risultati, perché questa resistenza per oltre un mese è andata ben oltre quelle che erano le previsioni sicuramente degli stati uniti.
E questo diciamo ha posto in grave pericolo anche gli alleati americani arabi, nel Golfo, che si trovano a subire le conseguenze della reazione iraniana contro tutti e tutti, proprio perché Teheran si sente tradita da tutta la regione in pratica che non ha saputo impedire questo attacco israelo-americano. E quindi ecco, in questo momento è difficile affermare che Trump abbia ragione, e cioè che ci sia già stato un cambio.
di regime così un'espressione che ha usato presidente americano proprio perché quei primi colpi durissimi in inflitti alla Repubblica islamica avrebbero eliminato gli esponenti, a detta del presidente americano, più radicali del regime iraniano. Ma tutto questo non ha una controprova, anzi, sono più parti, come dicevo che pensano che il in realtà, a al comando adesso ci siano esponenti ancora più radicali di quelli.
prima che sicuramente porranno delle condizioni durissime, ammesso che abbiano la forza naturalmente di poterlo fare nei prossimi giorni o nelle prossime settimane, però sicuramente non sono disposti a negoziare e accedere, così come forse altri diplomatici importanti come Ali Lani Larjani o altri esponenti uccisi della Repubblica islamica, forse erano intenzionati a fare prima dell'attacco americano.
Noi siamo in collegamento con Michele Giorgio, corrispondente del manifesto per il Medio Oriente. Intanto Michele Israele ha dichiarato di avere convertito il sud del Libano, in una zona operativa per combattere Hezbollah. Cosa significa e quali sono le conseguenze sulla popolazione in termini di sfollati e vittime delle operazioni militari? Ma al
di là delle parole contano i fatti, è quello che
Israele già sta facendo di molto duro e che sta trasformando il Libano del Sud, sicuramente tutto il territorio a sud del fiume Litane in un'enorme zona cuscinetto e proseguirà su quella strada. D'altra parte il ministro della Difesa Cza ha già annunciato nei giorni scorsi che verranno rasi al suolo numerosissimi villaggi libanesi che sono a ridosso del confine in una fascia di territorio che potremmo dire.
Da cinque chilometri e che ai suoi abitanti, ora sfollato non sarà mai più consentito tornare, a meno che non cambierà la situazione in Libano, cioè un disarmo totale, di Hezbollah, il movimento sciita che combatte Israele e che però dobbiamo essere anche molto chiari nel dire, è un una ipotesi molto molto difficile che possa realizzarsi.
Così come non lo è stato con Hamas a Gaza, noi non dimentichiamo anche i precedenti di questo conflitto, che in realtà è cominciato il 07 ottobre 2023 con l'attacco di Hamas e poi la reazione, durissima di Israele che ha quasi raso al suolo Gaza, bombardamenti durissimi, decine di migliaia di vittime palestinesi, ma poi alla fine, Hamas è rimasto al potere e lì è da migliaia di militanti,
Che controllano il 50% di Gaza e quindi la situazione è cambiata, ma solo in parte, lo stesso rischia di accadere anche in Libano, e quindi molti ritengono, prevedono che Israele, probabilmente si prepara ad un'occupazione territoriale a lungo termine. Quindi ricreando quella zona cuscinetto, quella fascia di sicurezza, così come si chiamava, che di varie dimensioni,
E in condizioni diverse ha creato e mantenuto, dal 1978 fino al 2000, con Hezbollah che poi costringe Israele a ritirarsi dopo, attacchi continui e azioni di guerriglia che avevano reso impossibile il mantenimento della fascia di sicurezza ed è molto probabile, che questo possa accadere anche adesso, quindi una porzione.
territorio libanese occupata, ma soggetta allo stesso tempo anche ad attacchi da parte di Hezbollah con un governo di Beirut che non è stato in grado di disarmare Hezbollah, così come prevedeva il cessate il fuoco firmato nel novembre del 2004 e che sicuramente non ha la forza neanche con il suo esercito di poter arrivare a quel risultato.
Abbiamo citato Michele i territori palestinesi tornati nel dibattito internazionale anche per la legge passata alla Knesset che estende la pena di morte, una legge che ha ricevuto fortissime critiche dalla comunità internazionale. Cosa cambia quindi per i palestinesi?
Per i palestinesi cambia fino ad un certo punto, quello che cambia è sicuramente l'ordinamento giuridico israeliano, che si colloca all'interno di quella che è una prospettiva di un sistema autoritario, un sistema che tende a discriminare da un punto di vista giuridico. Credo che sia abbastanza chiaro, non non ci sono posizioni ideologiche, ma soltanto di rispetto del diritto internazionale, è evidente che Israele, approvato.
una legge che crea una discriminazione terribile tra l'altro perché si parla di pena di morte, ma nel momento in cui afferma che la pena di morte verrebbe emessa contro terroristi che hanno compiuto degli atti di violenza, degli omicidi, degli attentati, allo scopo di negare l'esistenza dello Stato di Israele, è chiaro che si tende a circoscrivere le persone che saranno soggette a eventualmente a questo tipo di condanna.
solo ai palestinesi, perché si tende ad escludere quello che è un terrorismo ebraico e tra l'altro negli ultimi tempi l'abbiamo anche visto all'azione, perché ci sono attacchi continui durante la notte, non solo di coloni israeliani che vanno nei villaggi palestinesi, compiono distruzioni, danno fuoco a case, auto e hanno anche ucciso nel mese di marzo sette palestinesi. Ecco, queste persone
in quanto non palestinesi non verrebbero condannati a morte per dei crimini che sono più o meno simili a quelli che potrebbe compiere un palestinese, però con motivazioni diverse. Quindi da questo punto di vista il cambiamento è forte, la risposta della comunità internazionale c'è stata, ma fino ad un certo punto, perché poi alla fine comunque Israele va avanti, poi vedremo, questa diciamo è la scappatoia forse.
Che cosa deciderà la Corte Suprema israeliana, vedremo se i massimi giudici di Israele, respingeranno i ricorsi presentati da varie parti, anche di associazioni ebraiche per i diritti umani, che contestano questa.
nuova legge, ma il dato che il Parlamento di Israele e la Ce abbia approvato una legge di questa importanza e gravità sicuramente resta.
Noi ringraziamo per oggi Michele Giorgio. Michele, una buona serata e a risentirci presto.
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