Spesso chi vive lontano dai propri familiari, come noi emigrati, fa i conti con un senso di colpa, più o meno forte, nei loro confronti. Voi avete provato questo senso di colpa per essere partiti? Come lo affrontate? Avete consigli da condividere? Oggi lo abbiamo chiesto agli ascoltatori, e abbiamo parlato con la counsellor Barbara Amalberti di questo "dilemma".
La counsellor Barbara Amalberti ha dedicato un articolo nel suo blog, Migrants for love, ai sentimenti spesso contrastanti che si vivono quando si emigra, sentimenti che ha riscontrato tra i suoi pazienti ma anche in se stessa.
"Sarà forse la mia mia educazione cattolica ma il senso di colpa è la prima cosa che ho messo in valigia quando ho preso la decisione di vivere all’estero", scrive Barbara, "inizialmente era solo una sensazione fastidiosa, facile da ignorare e nascondere dietro una serie di eventi ed esperienze nuovi ed eccitanti. Ma all’improvviso ecco l’inevitabile ed allarmante domanda: che genere di figlia abbandona i genitori, la famiglia? Seguita dall’inesorabile e lancinante dolore della risposta: una figlia insensibile ed egoista. Ma la scelta di vivere dall’altra parte del mondo, fa davvero di me una cattiva figlia?". Da queste riflessioni abbiamo preso spunto per il nostro dibattito di questa mattina.
Sara’ forse la mia mia educazione cattolica ma il senso di colpa e’ la prima cosa che ho messo in valigia quando ho preso la decisione di vivere all’estero.
Inizialmente era solo una sensazione fastidiosa, facile da ignorare e nascondere dietro una serie di eventi ed esperienze nuovi ed eccitanti. Ma all’improvviso ecco l’inevitabile ed allarmante domanda: che genere di figlia abbandona i genitori, la famiglia?
Seguita dall’inesorabile e lancinante dolore della risposta: una figlia insensibile ed egoista.
Ma la scelta di vivere dall’altra parte del mondo, fa’ davvero di me una cattiva figlia?
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Sara’ forse la mia mia educazione cattolica ma il senso di colpa e’ la prima cosa che ho messo in valigia quando ho preso la decisione di vivere all’estero.
Inizialmente era solo una sensazione fastidiosa, facile da ignorare e nascondere dietro una serie di eventi ed esperienze nuovi ed eccitanti. Ma all’improvviso ecco l’inevitabile ed allarmante domanda: che genere di figlia abbandona i genitori, la famiglia?
Seguita dall’inesorabile e lancinante dolore della risposta: una figlia insensibile ed egoista.
Ma la scelta di vivere dall’altra parte del mondo, fa’ davvero di me una cattiva figlia?
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