Alla fine degli anni 60, il "club" era un must, il luogo di ritrovo per eccellenza, dove scatenarsi in balli sfrenati o, più semplicemente, per socializzare.
Per gli italiani all'estero, il valore di questi luoghi aumentava esponenzialmente.
Quando ancora non esistevano social media o telefonini, il valore del tempo trascorso insieme ai conterranei, in luoghi sperduti dall'altra parte del mondo, era una boccata d'aria di casa.
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Come i vari club italiani di Melbourne, anche il Toscana Social Club si prefigge di mantenere e promuovere l'identità regionale tramite l'organizzazione di eventi culturali ad hoc.
Le parole Giancarlo Perpoli, presidente del Club dal 2019, trasudano orgoglio: "Facciamo tutto questo perché è bello vedere che ci sono ancora tante persone che hanno bisogno del Club", dice Perpoli, "e finché avremo l'energia giusta continueremo".
Ricordo quando venivo da bambina a ballare con mio padre al Club: questo posto per me è come casa miaGiuseppina Maffei, socia del Club Toscana
Secondo Betty Silvio, la manager del Club, "la nostra parola d'ordine è identità, vogliamo trasmettere la toscanità e far sentire a casa i nostri associati".
Ma i tempi cambiano e i numeri non sono più quelli di una volta, quando la comunità italiana era più compatta e si sentiva con più urgenza il bisogno di passare del tempo con altre italiane e italiani.

Nonostante questo, il Club rimane attivo, e molti soci continuano a dedicare volontariamente il loro tempo per organizzare eventi e serate a tema.
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