Il lutto per la morte di Diego Armando Maradona ha portato i napoletani in processione per la città partenopea tra commozione e gesti religiosi, segni di solidarietà e iconoclastia.
Paolo Jorio, direttore del museo dedicato a San Gennaro, spiega il "fenomeno Maradona", l'amore di un popolo verso il dio laico che ha fatto sognare il mondo.
Dal 25 novembre, quando è stato annunciato il decesso della star del calcio, è cominciata la processione verso lo stadio San Paolo, che presto verrà rinominato “Stadio Diego Armando Maradona”, e i Quartieri Spagnoli, dove è stato allestito un “altarino laico” ai piedi del murales del campione.
In evidenza
- Diego Armando Maradona ha rappresentato non solo il calciatore che ha regalato i primi scudetti al Napoli, ma il riscatto sociale di una città martoriata.
- Dal 25 novembre, quando è stata annunciata la morte del Pibe de Oro, i napoletani sono scesi in una mesta processione verso il futuro Stadio Maradona e i Quartieri Spagnoli.

L’ex giornalista di RAI Radio, Paolo Jorio, racconta che, nonostante le restrizioni del lockdown, “c’è stata molta comprensione da parte delle autorità, del governatore De Luca. Vi è stata una manifestazione spontanea, senza passaparola. L’atmosfera è molto mesta e dimessa”. E continua: "io pensavo che ci sarebbe stata una qualche manifestazione, ma non pensavo così forte e così diffusa, non pensavo di incontrare tanti occhi rossi per la strada".
Oggi direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro e del Museo Filangeri nel cuore di Napoli, Paolo Jorio ha spiegato a SBS Italian il "fenomeno Maradona".

Maradona: il politico, il dio laico e l’artista “napoletano”
“Maradona rappresenta non soltanto un grande calciatore, ma un’icona, uno dei più importanti politici che abbiano difeso la città”, spiega Paolo Jorio, napoletano e grande tifoso dell’SSC Napoli.
Il calciatore argentino arrivò in un periodo di grande depressione per la città partenopea. Al terremoto in Irpinia del 1980 seguirono anni di promesse politiche mai mantenute, piani di ristrutturazione mai avvenuti, per non parlare della discriminazione subita, soprattutto sugli spalti sportivi, da un Nord non proprio tollerante.
Per questo Jorio lo definisce come un importante politico.
È uno dei pochi stranieri che sia venuto a Napoli che ha promesso delle cose e le ha mantenute.
Lo stesso Maradona aveva detto di essere arrivato nel capoluogo campano per sfidare il Nord, il potere e i soldi. E quando, in quel lontano 5 luglio 1984, fece il suo ingresso allo stadio San Paolo e fu accolto da circa 90mila persone, Diego "capì che quella era la città dove avrebbe potuta davvero diventare il più grande calciatore al mondo, perché era una città passionale, forte e con un pubblico calorosissimo, creativo", commenta Jorio.
Un città che non lo ha abbandonato nemmeno negli anni Novanta, quando gli scandali sulla sua vita privata riempivano le prime pagine di tutto il mondo e soprattutto quando il Pibe de Oro regalò il Mondiale 1986 all’Argentina.
Io credo che la città cercò di proteggere Maradona perché comunque si sapeva [dei suoi vizi].
Maradona è un artista, un "genio dell'arte del calcio" e, secondo Jorio, come ogni artista non va biasimato per la sua vita privata, piuttosto va ammirato per la sua abilità.
L'amore per Maradona e la fede in San Gennaro
Secondo il direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro le due grandi fedi partenopee non possono essere paragonate. San Gennaro, il patrono di Napoli, è una divinità religiosa, un martire; il calciatore è invece un dio laico, un dio umano.
Semmai si può trovare una relazione dal punto di vista iconoclastico: Diego Armando Maradona era "l’identificazione della riscossa di tutti i popoli del Sud del Mondo", è colui che ha riscattato la città di Napoli agli occhi del mondo.
Lui si opponeva alle mafie del calcio, ai potenti che in un qualche modo, davano gli schiaffi al sud. Come diciamo a Napoli, lui ci ha tolto gli schiaffi dalla faccia.

Nel pieno del lockdown, il direttore ha deciso di aprire i portoni del Museo Filangeri in gesto di solidarietà a tutti i napoletani e argentini in lutto per la perdita de El Diez.
Tutto quello che celebra un paladino della città io sono a favore. Per questo ospiterò al Museo Filangeri i cimeli lasciati al San Paolo.

Ascolta l'intervista a Paolo Jorio:
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