Ventuno ore, tanto sono durati i colloqui tra Stati Uniti ed Iran ad Islamabad in Pakistan, il primo tentativo diplomatico dallo scoppio della guerra oltre un mese fa.
Il vicepresidente JD Vance, assieme alla delegazione che con lui rappresentava gli Stati Uniti, è rientrato a Washington con un nulla di fatto, descrivendo le condizioni offerte all'Iran come le "migliori possibili".
Secondo il giornalista Giampiero Gramaglia, "il risultato, a giudicare dalle dichiarazioni di Vance alla fine dei colloqui e anche dal suo ritorno, persino precipitoso nei tempi, a Washington, e anche dalle dichiarazioni iraniane, non è stato positivo".
Vance è stato mandato a cercare di chiudere una guerra alla quale lui era contrario.Giampiero Gramaglia, giornalista
Prima delle trattative a Islamabad, Vance aveva visitato l'Ungheria per esprimere supporto alla campagna di Viktor Orbán, un alleato storico di Donald Trump che i sondaggi davano in grave difficoltà e che ora si appresta a lasciare il potere.
Per Giampiero Gramaglia la scelta di Vance non è stata sorprendente: "è abbastanza una consuetudine dei presidenti degli Stati Uniti che, in genere, affidano al loro vice le missioni impossibili".
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