Donald Trump non finisce mai di stupire, e stavolta lo fa in grande, paragonandosi sia ad Abraham Lincoln che "al grande" Al Capone.
Il tycoon, sotto processo in cinque Stati, è nuovamente sotto la luce dei riflettori a causa di una sentenza a suo modo storica della Corte Suprema del Colorado.
I giudici di Denver, pur con una maggioranza risicata (quattro a tre), hanno infatti deciso di creare un precedente che rischia di trasformarsi in una valanga.
Trump infatti non potrà partecipare alle primarie repubblicane nello Stato sud-occidentale, per aver istigato l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, e se la tendenza si estendesse, escluderebbe di fatto Trump dalla possibilità di opporsi a Joe Biden nelle prossime presidenziali del 2024.
Secondo il giornalista Giampiero Gramaglia la sentenza della Corte farà discutere, perché "risale al 1868, ai tempi dell'America di Lincoln, e della lotta tra sudisti e nordisti".
Ed è proprio a Lincoln, come detto, che il leader del MAGA si è paragonato, per esprimere il senso di discriminazione che a detta sua sta ricevendo, per poi relazionarsi anche con "il grande Alphonse Capone".
Al di là di questa vicenda giuridica - per cui Trump ha dichiarato che farà appello alla Corte Costituzionale, dove siedono alcuni giudici da lui stesso nominati - l'ex leader della Casa Bianca, durante un comizio in New Hampshire, si è lasciato andare a commenti a sfondo razzista contro gli immigrati, rei di "avvelenare il nostro sangue".
Secondo Gramaglia, il problema dei migranti, che in America è al momento un'emergenza - in particolare il flusso dal Messico - viene usato dal partito repubblicano come strumento per ricattare il presidente Biden sul fronte degli aiuti all'Ucraina.
La situazione di stallo è tutta lì, i repubblicani hanno la maggioranza al Congresso e vogliono misure più severe contro i migranti, pena l'immobilità sul fronte aiuti all'UcrainaGiampiero Gramaglia
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