Il Washington Post è stato il primo giornale a rivelare la notizia del possibile attacco della Russia all'Ucraina, riportando quanto appreso da una fonte anonima dell'intelligence americana e da documenti non classificati, tra cui immagini satellitari.
Si tratterebbe di una massiccia offensiva militare contro l'Ucraina che coinvolge 175.000 soldati, 100 gruppi tattici di battaglione insieme a blindati, artiglieria e altro equipaggiamento.
"[Questa è] un'operazione talmente visibile che si fatica a credere che la Russia intendesse cogliere di sorpresa l'Ucraina o l'Occidente, ma piuttosto si è propensi a credere ad una manovra fatta per essere notata e per esercitare pressione sul governo di Kiev in vista di una probabile fase negoziale", ha commentato Giampiero Gramaglia, esperto di questioni statunitensi, ai microfoni di SBS Italian.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato di voler rendere il più difficile possibile le operazioni di attacco alla Russia e che discuterà con il presidente Vladimir Putin durante il loro incontro virtuale previsto per i prossimi giorni, rimanendo fermo sulla sua decisione non accettare le cosidette "linee rosse" di Mosca.
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"Le linee rosse del governo del Cremlino si riferiscono al veto che Mosca ha posto su qualsiasi formula di associazione per Ucraina, Moldavia e Georgia, all'alleanza occidentale, che dovrebbero rimanere stati cuscinetto", ha spiegato Gramaglia.
Da parte sua il governo del Cremlino ha rimandato al mittente le accuse americane sulla prossima invasione dell'Ucraina.
"Putin ha dichiarato di non voler attaccare nessuno e ha ribadito che nel suo territorio è libero di schierare le truppe dove più gli piace", ha riportato il corrispondente da Mosca Giuseppe D'Amato ai microfoni di SBS Italian.
"Per Putin l"Ucraina non è un Paese qualsiasi ma la culla della civiltà slava orientale. Inoltre senza Ucraina la Russia non potrà mai più essere un impero, quindi sullo sfondo ci sono le questioni di stabilità strategica", ha concluso il corrispondente da Mosca.
Ascolta l'intervista al giornalista esperto di questioni statunitensi Giampiero Gramaglia e il corrispondente da Mosca Giuseppe d'Amato:
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