Un bambino di nove anni con il poster di Orbán in cameretta, un giovane studente dell'Università cattolica di Budapest, una delle fucine del conservatorismo, un 45enne che interrompe sedici anni di orbanismo: non si tratta di tre personaggi di una canzone di Battiato ma del nuovo primo ministro ungherese Peter Magyar, politico classe 1981 che dopo vent'anni da ingranaggio del sistema Orbán ne è diventato il carnefice.
"Ci vorrà molto tempo a Magyar per cambiare davvero le cose, perché in sedici anni l'ex Primo Ministro ha avuto il tempo di costruire un apparato solido e difficilmente distruttibile", ha commentato il giornalista Giuseppe D'Amato.
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Il partito di Magyar Tisza, affiliato al Partito popolare europeo, ha stravinto con oltre il 54% dei voti, assicurandosi 138 dei 199 seggi in Parlamento. Il partito di Orbán, Fidesz, che a Bruxelles siede tra i Patrioti, si è fermato subito sotto il 37% e per effetto della legge elettorale in vigore avrà solo 55 seggi.
L'unica altra forza a entrare nell'assemblea, con soli sei eletti è Mi Hazánk, partito ancora più a destra di Fidesz che all'europarlamento è nello stesso gruppo dei tedeschi Alternative für Deutschland. Sparisce la sinistra quindi dal Parlamento ungherese, il che ha lasciato parte dell'opinione pubblica magiara con il sorriso a metà.
"Provo sentimenti contrastanti nei confronti di Tisza", ha dichiarato una ragazza ungherese a SBS News, "perché è centrista e non è in linea con le mie idee politiche, ma questa è la nostra migliore occasione per andare avanti".
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