Il 4 novembre 1966 Venezia venne travolta da una delle peggiori alluvioni della sua storia. L’Acqua granda, come viene ricordata in dialetto veneziano, raggiunse un livello record di 194 centimetri sul livello del mare e sommerse la città per oltre 24 ore.
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In quelle drammatiche 24 ore, saltarono la luce, il gas e i telefoni.
Le isole di Pellestrina, Burano, Murano e Sant'Erasmo subirono gravi distruzioni e allagamenti pesanti.
Ci furono poi danni inestimabili al patrimonio artistico, a chiese, archivi, biblioteche, musei e monumenti: questo evento drammatico - e traumatico - smosse l'opinione pubblica mondiale, portando alla Legge Speciale per Venezia e accelerando i progetti per la difesa della laguna, come il sistema MOSE.

Tra le iniziative nate in seguito a quell’emergenza per aiutare Venezia a rialzarsi, c’è il Venice in Peril Fund, un'organizzazione britannica che da quasi sessant’anni finanzia interventi per la conservazione del patrimonio storico e artistico veneziano.
"Venice in Peril Fund è nato come conseguenza delle inondazioni che hanno colpito Venezia, ma anche Firenze e altre città italiane", ha ricordato la direttrice Lavinia Filippi al microfono di SBS Italian.
La nascita dell'organizzazione era legata a un appello internazionale lanciato dall’UNESCO insieme al governo italiano, che in quei giorni era impegnato soprattutto nell'emergenza e nella messa in sicurezza della popolazione.

Il Regno Unito fu tra i Paesi a rispondere all’appello.
A Roma l’allora ambasciatore britannico Ashley Clarke contribuì alla fondazione dell’organizzazione, insieme allo storico britannico John Julius Norwich.
"All'inizio il progetto era nato come reazione a questa questa tragedia ambientale e poi però si è focalizzato sul restauro e sulla salvaguardia di tutte le opere d'arte e gli edifici legati alle conseguenze delle crisi ambientali o dei cambiamenti climatici", spiega Lavinia Filippi.
E in quasi sessant’anni di attività, il fondo ha sostenuto circa un centinaio di progetti, di dimensioni e natura molto diverse.
Ascolta l'intervista a Lavinia Filippi cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra
Gli interventi hanno riguardato interi edifici e chiese, ma anche opere d’arte e materiali più fragili, come documenti e pagine d’archivio.
L'obiettivo è rimasto quello di proteggere il patrimonio veneziano dagli effetti delle crisi ambientali e, sempre di più, dei cambiamenti climatici.

Tra i restauri più significativi degli ultimi anni, il monumento funebre realizzato da Antonio Canova nella Basilica dei Frari a Venezia.
Un altro progetto recente ha invece portato il fondo fuori dalla laguna, fino a Bassano del Grappa, per il recupero di un’opera monumentale dello stesso Canova: il "Cavallo Colossale", una statua equestre rimasta per decenni smontata nei depositi dei Musei Civici della città.
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