Quando fu costruita, a partire dal 312 a.C., la Via Appia era la strada più larga e lunga esistente al mondo, fatta di grandi pietre piatte di basalto che hanno resistito alla prova del tempo.
"Ovviamente non c'era ancora l'impero romano, Roma era ancora una città che aveva più o meno conquistato altre città intorno", spiega l'associate professor di Archeologia Romana dell'Università di Melbourne Gijs Tol al microfono di SBS Italian.
La Via Appia, Appian Way in inglese, è stata la prima strada romana che ha poi fatto parte di una rete stradale molto più ampia.
"Alla fine avevano più o meno ottantamila chilometri di strada principale per collegare più o meno tutto l'impero romano", aggiunge il professor Tol, "[la Via Appia] era solo l'inizio di di un progetto molto, molto più grande".
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Nei secoli la Via Appia è caduta in disuso e alcune parti del percorso sono state sepolte da fattorie, autostrade e costruzioni moderne.
"C'è un bellissimo tratto che è stato conservato dentro il parco Appia Antica", sottolinea Tol, "che è un bellissimo parco a sud di Roma dove si può trascorrere una bellissima giornata".
A fine maggio un organo consultivo dell'agenzia culturale delle Nazioni Unite, l'UNESCO, ha raccomandato che la Via Appia venga presa in considerazione per essere inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale e la decisione verrà sottoposta all’approvazione del Comitato del Patrimonio Mondiale, in programma a New Delhi dal 21 al 31 luglio 2024.
La candidatura è stata promossa dal Ministero della Cultura con il coinvolgimento di quattro Regioni - Lazio, Campania, Puglia e Basilicata - 13 tra città metropolitane e province, 73 Comuni e 14 enti parco percorsi dall'antica strada consolare romana e dove si trovano ancora suoi resti.
Con l'approvazione della candidatura della Via Appia - Regina Viarum da parte del Comitato del Patrimonio Mondiale, l'Italia raggiungerà il traguardo di 60 siti riconosciuti come Patrimonio dell'Umanità.
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