L'accordo, che è stato successivamente approvato il 17 dicembre dall'Assemblea Generale dell'Onu, è stato raggiunto tra 164 nazioni dopo ben 18 mesi di dibattito. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres lo ha definito come una linea guida per evitare "sofferenze e caos”, ribadendo che l’intesa non viola la sovranità degli Stati e non crea nuovi diritti per migrare, ma ribadisce il rispetto dei diritti umani.
Nel frattempo, domenica scorsa a Bruxelles si sono verificati violenti scontri in piazza proprio come reazione al Global Compact sottoscritto, tra gli altri, anche dal primo ministro belga. In piazza si sono radunati circa 5.500 manifestanti di organizzazioni di estrema destra per protestare contro il Patto Onu sui migranti, mentre in contemporanea un altro migliaio di persone si sono radunate in corteo per manifestare contro la xenofobia ed il razzismo.
La polizia è ricorsa ai gas lacrimogeni e agli idranti per reprimere la protesta.
Il Global Compact non è un patto vincolante per chi lo ha sottoscritto ma nonostante ciò 29 stati membri delle Nazioni Unite non l'hanno firmato. Nella lista degli astenuti spiccano sia Italia che Australia, da dove il ministro dell’interno Peter Dutton ha dichiarato che il paese non avrebbe firmato il documento spiegando che non è nell’interesse nazionale affidare alle Nazioni Unite le politiche di difesa delle frontiere australiane.
Del Global Compact noi abbiamo parlato con l'esperto di migrazione in Europa Matteo Villa, ricercatore dell'ISPI di Milano.




