“Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di musicisti, ho visto la musica da vicino anche nel suo aspetto meno conosciuto, come i viaggi in furgone, le prove, montare il palco, e ho avuto modo di ascoltare ed apprezzare tanta musica diversa e di sviluppare una sensibilità musicale. Il nostro è un lavoro corale: anche se io scrivo tutti i testi e canto, musicalmente siamo in tanti a lavorare su un mio disco e quindi ognuno di noi mette sul piatto la propria cifra stilistica. Non so dire come siamo riusciti a creare un sound nostro ma probabilmente inserendo ingredienti vari del nostro vissuto è poi venuta fuori una cosa che non può fare nessun altro. E meno male, perché se le cose le fanno già gli altri non ha senso che le faccia io.”

Il nuovo album Iodegradabile è stato lanciato dal singolo “Mango”, titolo scelto per omaggiare il cantautore Pino Mango, una canzone energica nella quale Willie Peyote descrive senza mezzi termini l’attuale mercato discografico italiano.
“Questa canzone è un discorso sulla musica e su come secondo me bisognerebbe approcciarsi alla musica. Concludo il pezzo con un riferimento a Mango perché nei suoi ultimi istanti di vita, chiedendo scusa al pubblico per il disagio dovuto al suo malore, lui a loro, incredibilmente, ci ha regalato la massima aspirazione di un artista, o quanto meno la massima espressione artistica alla quale io abbia potuto assistere personalmente. Mettere talmente tanto il pubblico davanti a se stessi, persino in un momento come quello, credo sia il massimo che un artista possa fare.”
“Il nuovo album, “Iodegradabile”, è un album diverso dagli altri, e questa credo sia una mia caratteristica dato che mi riesce difficile fare due canzoni uguali, figuriamoci due dischi. È un disco più maturo sotto molti punti di vista, è un album vario pur mantenendo sempre la stessa amalgama”.
Se uno non ha una coscienza politica ben definita è meglio che non si metta a parlare di quello nelle proprie canzoni perché farebbe più danni che altro

Willie Peyote, pur essendo un rapper, è apparentemente agli antipodi rispetto ai cliché che contraddistinguono i nuovi artisti della scena trap: non ha tatuaggi, non si veste in maniera appariscente e, soprattutto, conosce bene la lingua italiana e la grammatica. Cosa pensa un artista così diverso di questo nuovo fenomeno musicale?
“Penso che la trap sia un linguaggio che bisogna capire prima di giudicare. Io mi sono sforzato e l’ho studiato e credo che tutto ciò che comunica alla gente vada preso in considerazione e analizzato. Penso che ci siano artisti bravi che lo fanno per passione ed altri che lo fanno solo per diventare ricchi e famosi, come in tutti i campi del resto. Bisogna giudicare il singolo artista e non il genere, per esempio stimo molto Massimo Pericolo e Speranza. In generale sì, non ci sono grossi contenuti nei testi e credo sia un discorso generazionale. Io ad esempio sono cresciuto ascoltando musica che aveva contenuti sociali importanti e questo mi ha influenzato. I giovani di
oggi hanno probabilmente ascoltato musica che non diceva niente e quindi non sono stimolati.




