Torna l'incubo della catastrofe nucleare a Zaporizhzhia, centrale in Ucraina che da quasi due anni è sotto il controllo militare russo.
Mosca e Kiev si rimpallano la responsabilità degli ultimi attacchi che hanno avuto luogo nelle ultime ore. Diversi droni, sia ucraini che russi, hanno colpito la centrale. Uno di questi ha centrato la struttura di contenimento del reattore numero 6, senza per fortuna causare danni critici.
Mentre i due rivali litigano, il resto del mondo chiede a gran voce di fermare immediatamente questi attacchi.
Il capo dell'Agenzia atomica internazionale (AIEA) Rafael Grossi ha parlato di "attacchi sconsiderati" alla centrale che "aumentano significativamente il rischio di un grave incidente nucleare e devono cessare immediatamente".
Fanno eco a Grossi anche altri esponenti della comunità internazionale, tra cui il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il quale sostiene che "bisogna creare una zona franca attorno alla centrale".
Secondo lo storico e giornalista Giuseppe D'Amato, "Zaporizhzhia viene usata come bersaglio ogni qual volta si vuole alzare l'asticella della tensione". Quello che è certo, secondo D'Amato, è che "gli ucraini hanno a disposizione dei nuovi droni kamikaze che potrebbero colpire obiettivi a 3000 chilometri".
D'Amato ha anche analizzato il recente incontro diplomatico tra Russia e Cina, con la visita del Ministro degli Esteri russo Lavrov a Pechino.
Secondo D'Amato, esiste un problema per le transazioni finanziarie, dato che il circuito MIR è ormai nella black list statunitense.
La Cina rifornisce la Russia di risorse petrolifere e tecnologiche, per la guerra ma anche per la vita di tutti i giorni, come gli elettrodomesticiGiuseppe D'Amato
Infine, D'Amato ha parlato anche del crollo della diga di Orsk, ai confini dell'estrema Siberia nella zona russa degli Urali.
A detta della procura regionale, la diga avrebbe ceduto a causa di ritardi nella manutenzione, e ha causato la morte di tre persone , oltre all'evacuazione di 1.164 individui (tra cui 336 bambini) e all'inondazione di oltre 2.500 case.
La struttura era stata messa in funzione nel 2010. Le autorità locali puntano il dito contro lo scioglimento delle nevi che provoca "l'innalzamento" dei fiumi della regione - compresi gli Urali - come ulteriore "motivo" delle inondazioni.
Nel mezzo la popolazione, che invoca l'intervento del presidente Putin.
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