Con la riapertura delle scuole in Australia, migliaia di studenti sono tornati sui banchi.
Ma per molte famiglie torna anche una sfida quotidiana: la preparazione e la scelta della lunchbox.
Un gesto apparentemente semplice che però solleva interrogativi importanti legati alla salute dei bambini, in particolare per quanto riguarda l’esposizione alle microplastiche.
Simona Paganetto è la fondatrice del sito I’m Plastic Free, che confronta prodotti di uso quotidiano e propone alternative più sicure alla plastica.
Ascolta l'intervista a Simona Paganetto cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra
“Molte lunchbox che sono commercializzate anche come ecosostenibili contengono però delle plastiche nascoste e anche dei plastificanti”, racconta Simona a SBS Italian, sottolineando i potenziali rischi per la salute.
“La plastica non è un materiale inerte”, spiega. “Quando viene esposta al calore, ai graffi o all’usura quotidiana, può rilasciare microplastiche e nanoplastiche, particelle invisibili che possono migrare nel cibo, soprattutto se caldo o acido, come il pomodoro”.
Una volta ingerite, queste particelle non vengono facilmente eliminate dall’organismo e possono accumularsi nel sistema digestivo e nel flusso sanguigno.
Anche i contenitori etichettati come BPA free non sono necessariamente sicuri: il bisfenolo A, che è stato eliminato dall’industria per la produzione dei contenitori viene spesso sostituito da altri bisfenoli, come BPS o BPF, che secondo diversi studi potrebbero comportare rischi simili.

L’alternativa alle lunch box in plastica è, secondo Paganetto, l’acciaio inossidabile, che è un materiale inerte, resistente e lavabile in lavastoviglie.
Una soluzione che risolverebbe il problema sempre più documentato del rilascio di microplastiche durante i lavaggi.
Uno studio dell’Università del Queensland ha infatti stimato che una lavastoviglie media può rilasciare oltre 33 milioni di particelle di microplastiche all’anno a causa del lavaggio di utensili e contenitori di plastica.
Il vetro è un’altra valida alternativa dal punto di vista della salute, ma risulta poco pratico e potenzialmente pericoloso per i bambini.
Vengono invece sconsigliati i contenitori in cosiddetto “bambù”, spesso realizzati con fibre e colle di origine petrolchimica, così come quelli in melamina e le borse-lunchbox in PVC, materiale che può contenere ftalati e metalli pesanti.
“Consiglio di guardare i contenitori che già si hanno in casa. Se sono molto vecchi, se sono graffiati, e sono già un po’ macchiati, per esempio da alcune sostanze del cibo, allora vuol dire che questi contenitori non sono proprio più da utilizzare”, il suggerimento di Simona Paganetto.
Se si deve comprare qualcosa di nuovo, consiglio di comprare dei prodotti in acciaio inossidabileSimona Paganetto
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