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26 gennaio, il giorno della discordia

La bandiera aborigena e quella australiana

Source: AAP Image/Lukas Coch

Come ogni anno, si riaccende la discussione sul 26 gennaio: Australia Day, Survival Day o Invasion Day?


Ogni anno il dilemma è lo stesso: è giusto celebrare l’approdo della prima flotta inglese a Sydney Cove il 26 gennaio del 1788? Va bene festeggiare l'orgoglio australiano in una giornata come quella di oggi? 

Insomma, Australia Day o Invasion Day?


PUNTI CHIAVE

  • La celebrazione di Australia Day il 26 gennaio è una data che suscita polemiche ormai da anni
  • A far discutere è soprattutto la scelta del giorno, che agli occhi di molti è un precedente funesto, e non dovrebbe essere ricordato con orgoglio
  • Il 26 gennaio del 1788, il capitano Arthur Phillip innalzava la Union Jack sul suolo australiano  

Per tutti coloro che perorano la causa della comunità aborigena e delle Isole di Torres il 26 gennaio è l'anniversario dell'invasione e dell'inizio della colonizzazione. 

Dall’altra parte della trincea, invece, stanno coloro che, indipendentemente dalla coincidenza storica, usano il 26 di gennaio come giorno in cui promuovere i valori australiani. In questa occasione viene tra l'altro proclamato l'Australian of the Year.

A riflettere il dualismo di questa data due storie individuali. Da una parte quella di Laura Thompson, della comunità aborigena Gunditjmara, che disegna abiti con lo scopo di sostenere i diritti della sua comunità.  Alcune sue t-shirt riportano lo slogan Not a date to celebrate, (non è una data da celebrare), mentre su altre domina la bandiera aborigena o altre frasi-simbolo, come Always Was, Always Will be Aboriginal Land.

Dall'altra la storia di Dylan Alcott, atleta paralimpico, filantropo, commentatore sportivo e, da oggi, australiano dell’anno 2022.

Dylan succede così a Grace Tame, ed è la prima persona con disabilità fisiche a ricevere il prestigioso premio.

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