L'annuncio dell'accordo di libero scambio tra Australia e Unione Europea pone fine a otto anni di negoziati.
L'accordo si tradurrebbe per l'Australia in un giro d'affari di circa 10 miliardi di dollari l'anno, comportando tra le altre cose l'eliminazione dei dazi doganali sulle esportazioni australiane di prodotti come alcolici, carne e prodotti ittici.
Una stretta di mano, quella tra il primo ministro australiano Albanese e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che potrebbe spalancare ai produttori australiani le porte di un mercato da 450 milioni di abitanti, anche se per Max Tani, professore di finanza alla UNSW, ci vogliono calma e gesso.
"Anche se le negoziazioni sono finite, adesso questo accordo deve passare per i Parlamenti, tanto qua quanto in Europa, e si parla di ancora due anni prima che questo venga completamente implementato", ha spiegato Tani.
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Tani ha anche affrontato l'altro tema ricorrente, quello della crisi energetica: è davvero, come si sente dire spesso dagli addetti ai lavori, addirittura più grave di quella degli anni '70?
"Sì", risponde Tani, "perché siamo totalmente impreparati e ancora più dipendenti dal petrolio di quanto non lo fossimo mezzo secolo fa: in più per l'Australia l'aggravante sarebbe che a quanto sembra le riserve di petrolio non le abbiamo in Australia bensì negli Stati Uniti", ha concluso Tani.
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