La fine della diplomazia degli ostaggi in Venezuela

Alberto Trentini hugged by his mother Armanda upon his arrival in Rome.

Alberto Trentini abbracciato da mamma Armanda al suo arrivo a Roma. Credit: / ipa-agency.net/IPA/Sipa USA/AAP Photos

Cosa si è sbloccato e cosa è realmente cambiato nel governo chavista di Caracas per permettere il rimpatrio di Alberto Trentini e Mario Burlò dopo oltre un anno nelle carceri venezuelane?


Dopo 423 giorni di prigionia in Venezuela, Alberto Trentini è da poche ore rientrato in Italia. Un volo militare l’ha riportato all’aeroporto di Ciampino, assieme al connazionale Mario Burlò.

Ad attenderli in aeroporto c’erano i familiari, oltre che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

A Ciampino c'era anche il giornalista italovenezuelano Estefano Tamborrini, collaboratore di Avvenire e Il Fatto Quotidiano, che ai microfoni di SBS Italian ha raccontato dell'arrivo dei due italiani analizzandone il significato.

Secondo Tamburrini, il regime chavista di Caracas non mostra una “conversione”, ma agisce per interesse.

"Delcy Rodriguez vuole che le sanzioni vengano meno, che gli investimenti esteri tornino e per questo deve rinunciare

a una pagina un po' imbarazzante di quella che è la politica venezuelana, che è appunto la diplomazia degli ostaggi e la stagione delle persecuzioni politiche anche immotivate", ha commentato Tamburrini.

Adesso che un po' si aprono le porte al mondo bisognerà rendere conto di quello che si fa, bisognerà anche puntare almeno su una maggiore umanizzazione o civilizzazione.
Estefano Tamburrini, giornalista

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